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Viterbo – (sil.co.) – Violenza in una discoteca della provincia chiusa al momento dello stupro, nessun alleggerimento della misura per il gestore ventenne ai domiciliari dallo scorso 8 febbraio quando la squadra mobile gli ha notificato il provvedimento della custodia cautelare del gip del tribunale di Viterbo, scattato in seguito alla denuncia di una coetanea.
Dopo l’interrogatorio di garanzia del 10 febbraio, durante il quale il ragazzo avrebbe risposto a tutte le domande del magistrato fornendo la sua versione dei fatti, i difensori Remigio Sicilia e Vincenzo Petroni avevano presentato istanza per la revoca degli arresti domiciliari o un alleggerimento della misura. Ma il gip, con le indagini in pieno svolgimento, ha detto no.
La giovane ha sporto querela a attorno a metà gennaio, a distanza di un paio di settimane dai fatti, avvenuti a ridosso di Capodanno, quando si sarebbe recata nel locale dell’indagato, nel giorno di chiusura, sembra per accordarsi sul veglione di San Silvestro, cui anche lei avrebbe dovuto collaborare e partecipare.
Sarebbe stata abusata prima all’interno della discoteca, poi per strada, mentre il ventenne la stava riaccompagnando a casa.
Non si tratterebbe di una dipendente del locale, come sembrava in un primo momento, ma di una collaboratrice esterna e occasionale, una sorta di “pierre” in occasione di eventi come per l’appunto la serata di Capodanno.
Sporgendo denuncia la presunta vittima avrebbe prodotto anche i messaggi che le avrebbe inviato l’indagato nei giorni successivi chiedendole di rivedersi, cui lei avrebbe risposto ricordandogli cosa le aveva fatto.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
