Viterbo – (sil.co.) – Assenteismo al servizio psichiatrico, ancora al palo il processo davanti al collegio ai dieci imputati del filone principale dell’inchiesta.
All’udienza di ieri è risultato non ancora sanato il difetto di notifica del decreto di citazione a giudizio a uno degli imputati, che lo scorso 21 dicembre aveva già costretto a rinviare a marzo l’udienza di ammissione prove. Parte civile con l’avvocato Daniela Piccioni contro i dipendenti la Asl di Viterbo.
Si torna in aula il 16 maggio. Il collegio, nel frattempo, ha disposto nuovamente la notifica.
Il tribunale di Viterbo
I dieci imputati devono rispondere, a vario titolo, di peculato, truffa e per l’appunto assenteismo, in quanto si sarebbero allontanati dai rispettivi uffici durante l’orario di lavoro.
Altri due indagati, due medici, sono stati rinviati a giudizio lo scorso 27 ottobre. Facevano parte del gruppo dei 17 indagati del secondo troncone dell’inchiesta. Per loro il processo si aprirà a settembre 2023.
Gli viene contestato “solo” l’articolo 55 quinquies del Testo unico sul pubblico impiego, relativo ai “lavoratori dipendenti di una pubblica amministrazione che attestano falsamente la propria presenza in servizio, mediante l’alterazione dei sistemi di rilevamento della presenza o con altre modalità fraudolente, ovvero giustifica l’assenza dal servizio mediante una certificazione medica falsa o falsamente attestante uno stato di malattia”.
L’11 ottobre 2018 furono sospesi in quattro, tre medici e un’assistente sociale, tutti in servizio presso il Dipartimento salute mentale della Cittadella della salute, in seguito all’indagine per truffa aggravata e falsa attestazione in servizio avviata a dicembre dell’anno precedente dalla procura della repubblica di Viterbo. Fece scalpore l’indiscrezione secondo cui uno dei sanitari si sarebbe recato alle terme durante l’orario di lavoro.
Tra il 2016 e il 2018, in tre distinte inchieste, sono stati circa una trentina i presunti assenteisti colpiti da provvedimenti di natura penale. Oltre ai tre dottori e all’assistente sociale in forza al servizio psichiatrico, la ventina di indagati del centro trasfusionale dell’ospedale di Belcolle dei quali si è saputo a fine gennaio 2017 e i tre medici di guardia assenteisti di Vetralla, due uomini e una donna, sospesi all’inizio di ottobre 2018.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
