Polizia stradale – Operazione Castro
Viterbo – Macchine rubate vendute ai clienti di un autosalone dell’alta Tuscia, chiede la messa alla prova il titolare imputato di riciclaggio.
Nel caso la richiesta del difensore Samuele De Santis dovesse venire accolta, il processo sarà sospeso e se l’esito sarà positivo il reato sarà dichiarato estinto.
La posizione del commerciante, sospeso per sei mesi dall’attività durante il lockdown del 2020, quando la pm Chiara Capezzuto ha dato parere favorevole alla richiesta della difesa di riqualificare il reato da riciclaggio a ricettazione, in considerazione dei risarcimenti a tutte le vittime della vicenda. Il tutto grazie alla Riforma Cartabia.
È il processo scaturito dall’operazione “Castro”, un’inchiesta della polizia stradale su un presunto giro di macchine rubate vendute a ignari clienti di una rivendita dell’Alta Tuscia.
A fine maggio, vagliata tutta la documentazione presentata dalla difesa, il collegio deciderà il futuro giudiziario del commerciante. Ieri nel frattempo è stata chiesta la prova degli avvenuti risarcimenti, sia si clienti dell’imputato che alle assicurazioni che si sono costituite parte civile.
È uscito di scena da tempo, ricorrendo a uno dei riti alternativi che prevedono lo sconto di un terzo della pena, il coimputato: Vincenzo Maresca, un 34enne d’origine campana, che finì invece agli arresti domiciliari e che attualmente starebbe finendo di scontare in carcere una condanna definitiva a tre anni e mezzo di reclusione.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
