Viterbo – “I bambini non hanno diritto di piangere a teatro”. Parola di un assessore, ma soprattutto di un addetto ai lavori, Alfonso Antoniozzi (Cultura). Che però non vuole tenere fuori dall’Unione i più piccoli, anzi: “Facciamo i salti mortali per realizzare spettacoli dedicati proprio ai bambini”.
Alfonso Antoniozzi
Tuttavia: “C’è gente che sul palco lavora – osserva Antoniozzi e il pubblico pagante ha diritto a vedere uno spettacolo in silenzio. Poi noi siamo persone civili ed esercitiamo la tolleranza in teatro, come in treno e ovunque”.
La considerazione arriva in consiglio comunale, nel mezzo della discussione per approvare il regolamento per l’utilizzo, la fruizione e la concessione a terzi del teatro comunale dell’Unione.
Tra i punti del regolamento stesso, oltre al divieto d’introdurre cibo e bevande in sala e nel foyer, il divieto di utilizzare telefono e macchine fotografiche, c’è anche un suggerimento: “È consigliata un’età minima di cinque anni per assistere a spettacoli non espressamente dedicati all’infanzia”.
E se il piccolo dovesse arrecare disturbo: “Il bambino e il suo accompagnatore saranno gentilmente invitati a uscire dalla sala o dai palchi”.
Un passaggio che, nonostante i modi gentili, alla consigliera Antonella Sberna (FdI) non piace molto. Chiede che sia predisposto un impianto di videoproiezione esterna, così da consentire ai genitori che escono di continuare a seguire lo spettacolo, che oltretutto hanno pagato.
“Sistema potrebbe essere utile – spiega Sberna – anche per altre usi e aumentare spazi di fruizione, ad esempio per le scuole”.
L’assessore Antoniozzi rilancia: “In fase d’assestamento bilancio chiederò la possibilità di fare in modo che durante gli spettacoli non pensati per infanzia, ci possa essere un servizio nursery. Così i genitori possono lasciare in sicurezza i figli mentre assistono allo spettacolo”.
Giuseppe Ferlicca
