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Viterbo – (sil.co.) – Otto anni di processo per poche decine di euro di refurtiva. Alla sbarra una presunta banda di taccheggiatori. Tre imputati, tutti assolti dopo otto anni di processo
Nel 2015 furono bloccati da una pattuglia della volante fuori Porta Romana, in viale Armando Diaz, mentre sfrecciavano in macchina, secondo l’accusa dopo avere messo a segno un paio di colpi in altrettanti negozi di uno dei centri commerciali del capoluogo.
Erano circa le 18,30 del 18 febbraio 2015 quando, scattato l’allarme, la polizia ha intercettato la vettura con a bordo i tre sospetti, una donna alla guida e due passeggeri, tutti di nazionalità rumena, denunciati a piede libero per furto aggravato.
Uno dei tre, in particolare, indossava sotto il giubbotto, a strati, una serie di capi d’abbigliamento tutti della stessa marca di una delle boutique della galleria e aveva in tasca placche anti taccheggio e delle tronchesine idonee a staccarle dai vestiti. Il terzetto avrebbe avuto inoltre una confezione di profumo, di cui era stato denunciato il furto.
Incredibilmente, non si sa per quale ragione, il processo, per fatti risalenti a oltre otto anni prima, si è chiuso solamente il 16 marzo 2023 davanti al giudice Roberto Migno.
È finita che gli imputati, nessuno dei quali presente in aula e difesi da avvocati d’ufficio, sono stati assolti perché non è emersa la prova che il profumo fosse stato rubato e per difetto di querela relativamente ai vestiti.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
