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Bombe alla ex, al 2024 il processo allo stalker ripreso da telecamere caserma

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Marta - La stazione dei carabinieri

Marta – La stazione dei carabinieri


Marta – (sil.co.) – Si dilatano i tempi del processo all’imprenditore edile viterbese A.B., di 62 anni, accusato di violenza sessuale e stalking.

È l’uomo finito agli arresti domiciliari col braccialetto il 16 maggio 2018 per avere piazzato degli ordigni esplosivi sorto casa della ex e avere imbrattato i muri della palazzina popolare di Marta dove vive la donna con croci e falli enormi disegnati con la vernice nera.

Parte civile una 47enne d’origine romena. L’imputato è difeso dall’avvocato Samuele De Santis. Titolare del fascicolo la pm Paola Conti.

Il processo, a causa della diversa composizione del collegio, riprenderà solo il prossimo mese di febbraio, per poi proseguire a narzo e maggio, quando saranno nel frattempo trascorsi oltre sei anni dai fatti, avvenuti nella primavera 2018.

L’ultima udienza utile risale allo scorso 21 dicembre, quando è emerso che l’imputato, pochi giorni prima di essere arrestato, avrebbe sbeffeggiato la vittima, che lo aveva denunciato.

Le avrebbe detto, aspettandola sotto casa, proprio davanti alle telecamere della vicina caserma dei carabinieri di Marta: “Tanto non crede nessuno alle c… che racconti”.

Sarebbe successo un giorno che la vittima, a causa delle persecuzioni, era dovuta ricorrere alle cure dei sanitari dell’ospedale di Belcolle. Pochi giorni dopo è finito ai domiciliari.


Il pubblico ministero Paola Conti

Il pubblico ministero Paola Conti


La vittima fu trasferita in una località protetta

Gli atti persecutori sarebbero cominciati nell’ottobre 2016 e proseguiti fino a maggio di cinque anni fa, dopo l’intervento del 2 aprile 2018 degli artificieri. Erano circa le otto e mezza del mattino quando, scattato l’allarme bomba, oltre ai carabinieri, si precipitarono sul posto anche gli esperti di esplosivi, sequestrando un oggetto artigianale, realizzato con delle batterie inserite in un tubo da cui uscivano dei fili, il quale non avrebbe però avuto capacità deflagrante.

Il sessantenne, indagato dalla pm Paola Conti, è finito ai domiciliari perché il susseguirsi degli eventi e i numerosi episodi persecutori, oltre alla vittima, avrebbero fortemente scosso anche la popolazione e destato allarme sociale nell’opinione pubblica del piccolo centro lacustre dove tuttora risiede la donna, che solo nell’immediatezza, per un breve periodo, ha accettato di trasferirsi per la sua sicurezza in una località protetta.

Nelle oltre cento pagine di ordinanza d’arresto i carabinieri del nucleo investigativo di Viterbo, della compagnia di Montefiascone e della stazione di Marta hanno ricostruito decine di episodi avvenuti in un anno e mezzo. 


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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