Carabinieri – Operazione Terra madre – Nei riquadri gli arrestati
Farnese – (sil.co.) – Cani del sindaco ammazzati a bastonate, a distanza di otto anni il processo è ripreso ieri con l’ascolto di soli tre testi dell’accusa davanti al giudice Daniela Rispoli, che la scorsa estate, fresca di nomina, è stato l’ultimo magistrato del tribunale di Viterbo a ereditare il procedimento.
Avrebbe dovuto essere un’udienza straordinaria, dalle 9,30 di ieri mattina fino a sera, per sentire tutti i testi del pm, quelli di parte civile e infine quelli della difesa. Invece per un legittimo impedimento è stata ridotta a soli tre testimoni della procura.
Doveva essere una udienza fiume anche lo scorso 19 luglio. Da dedicare all’ascolto di ben sette testimoni dell’accusa sulla vicenda dei due cani dell’ex sindaco di Farnese, Dario Pomarè, ammazzati a bastonate nel febbraio del 2015. Ma ne furono sentiti soltanto due, a causa dell’ora tarda, dovuta alla consueta gran mole di processi. In aula due dei carabinieri che si sono occupati delle indagini sui tre imputati, i fratelli Marco e Paolo Pira e l’ormai ottuagenario padre Antonio.
I tre allevatori d’origine sarda sono accusati di stalking, uccisione di animali, detenzione illecita di armi, caccia di frodo, detenzione esplosivi, furto, furto di armi (un fucile rubato nel 2013 a Valentano), abigeato e danneggiamento.
Dario Pomarè
Durante la notte del 19 febbraio 2015 erano state abbattute 160 piante di ulivo, incendiato un casale agricolo di 28 metri quadri, un trattore, un rimessaggio agricolo, uccisi a bastonate due cani da caccia e alcuni animali da cortile di Dario Pomarè, all’epoca dei fatti capogruppo di maggioranza Pd.
Il 22 febbraio 2015, sempre in ore notturne, nel centro abitato di Farnese e nei pressi dell’abitazione di Pomarè, fu completamente distrutta da un incendio una Fiat Panda di proprietà del politico.
L’operazione “Terra madre” ha visto impegnati 40 militari del comando provinciale di Viterbo, due unità cinofile per la ricerca di esplosivo e un elicottero del Rac di Pratica di Mare che ha sorvolato l’area interessata.
Nel corso delle perquisizioni sono stati rinvenuti e sequestrati a carico degli indagati, meticolosamente nascosti, circa 500 proiettili a palla singola, 3 cartucciere, diversi pugnali del genere proibito, un puntatore laser notturno e 4 passamontagna.
In base a quanto emerso dalle intercettazioni ambientali, i Pira (difesi dagli avvocati Angelo Di Silvio e Giuseppe Picchiarelli) avrebbero avuto in animo di “punire” oltre all’ex sindaco (parte civile al processo con l’avvocato Elisabetta Centogambe) tutta una serie di persone, addirittura una quarantina, che avevano compilato una lista, di cui Pomarè era “capofila”, per veicolare il sindaco in carica e la Regione Lazio all’assegnazione degli usi civici.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

