Viterbo – “Bisogna sfoltire i cinghiali presenti per evitare il contagio della peste suina. A titolo preventivo. E gli interventi per contenere la peste suina africana previsti dalla regione Lazio sono immediatamente applicabili. Prima ancora del piano di contenimento presentato dalla provincia. Avete carta bianca”.
L’incontro in provincia sull’Arcionello
Il via libera alla cattura e all’abbattimento dei cinghiali all’interno del parco dell’Arcionello a Viterbo è arrivato questa mattina per bocca del direttore regionale all’ambiente Vito Consoli nel corso della riunione convocata a palazzo Gentili per discutere del polmone verde della città dei papi che si affaccia su via Genova.
”Se la provincia di Viterbo – ha poi proseguito Consoli – vuole applicare già da domani le catture e l’abbattimento previsti dalla normativa regionale, lo può fare”.
All’incontro, assieme a Consoli, in collegamento online, in presenza ci sono il presidente della provincia Alessandro Romoli, l’assessore provinciale all’ambiente e sindaco di Tessennano Ermanno Nicolai, la sindaca di Viterbo Chiara Frontini e i consiglieri di palazzo dei Priori Maria Rita de Alexandris e Marco Nunzi. C’è poi la responsabile dell’ufficio parchi e risorse forestali della provincia Lucia Modonesi.
Modonesi e Frontini
Il modo per procedere subito con i cinghiali dell’Arcionello lo ha suggerito dunque il direttore Consoli. C’e’ infatti una normativa regionale che, per prevenire la peste suina che andrebbe ad impattare sugli allevamenti, prevede di poter catturare e abbattere in via preventiva i possibili fattori di contagio, tra questi anche i cinghiali. “A Viterbo – ha precisato Consoli – non ci sono comunque focolai di peste suina. L’abbattimento è quindi soltanto preventivo”.
Alessandro Romoli
“Abbiamo presentato alla regione un piano di controllo e gestione della presenza dei cinghiali all’interno della riserva che deve essere approvato – ha detto Romoli durante il suo intervento -. C’è tuttavia anche la necessità di rieducare i cittadini e le attività che operano in zona, soprattutto quelle di ingresso al parco che con i loro prodotti potrebbero attirare i cinghiali stessi. Bisogna educare i cittadini a non dargli da mangiare e se necessario reprimere questo fenomeno”.
L’incontro in provincia sull’Arcionello
“Il cittadino che lo fa – ha precisato poi Consoli – commette reato e mette a rischio la vita stessa dei cinghiali con tutta una serie di malattie. Tra queste, la peste suina africana. Una malattia che non si trasmette all’uomo ma può creare grossi danni alla zootecnia, con i maiali che vanno soppressi. E ci sono molti territori che vivono con la vendita di carne di maiale”.
Daniele Camilli
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