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Viterbo – (sil.co.) – Non finiscono mai i processi al boss di mafia viterbese Ismail Rebeshi.
Giovedì è comparso nuovamente – in videoconferenza dal reparto 41 bis del carcere di massima sicurezza di Cuneo – davanti a un giudice del tribunale di Viterbo.
Stavolta è finito imputato per nove pneumatici da camion risultati rubati a un noto fornitore della provincia, scoperti per caso dalla presunta vittima, quando gli ha telefonato un gommista del Poggino per chiedergli se poteva sostituirli con altri in quanto non erano idonei al Tir sul quale avrebbe dovuto montarli.
Era il 18 febbraio 2014. Ancora lontano il biennio di fuoco 2017-2018, quando il sodalizio criminale italo-albanese guidato da Rebeshi e da Giuseppe Trovato avrebbe tentato di imporsi con la forza sul capoluogo.
Ma Rebeshi, già all’epoca, avrebbe frequentato uno degli italiani condannati con lui e i suoi connazionali per associazione a delinquere di stampo mafioso.
È col futuro sodale che si sarebbe recato dal gommista del Poggino quel lontano 18 febbraio, cui circa un mese prima aveva lasciato i nove pneumatici, tornando a prenderli per farli montare su un Tir.
“Quando il gommista si è accorto che non andavano bene al Tir, ha chiamato il fornitore chiedendogli se poteva cambiarli. Lui, che era spesso oggetto di furti di gomme, si è insospettito, è andato personalmente al Poggino e facendo un controllo tramite i codici a barre ha scoperto che erano per l’appunto suoi. Il gommista ci ha chiamati, indicando l’imputato, che stava in piedi con un’altra persona vicino al Tir”, ha spiegato uno dei carabinieri intervenuti, che hanno poi raccolto la denuncia del fornitore.
“C’era un sacco di gente nel piazzale del gommista, anche la guardia di finanza, che nel frattempo invitava Rebeshi e l’altro a seguirli in caserma per la notifica di un atto. Poi è toccato a noi”, ha concluso il militare.
Rebeshi, presente davanti al giudice Roberto Migno su maxischermo, era difeso come sempre dall’avvocato Roberto Afeltra. Assente il fornitore di pneumatici, parte offesa, di cui è stata acquisita la denuncia.
Il processo, celebrato a nove anni di distanza, a causa degli arresti per droga del 2018 e per mafia del 2019, cui si ono aggiunti il Covid e assegnazioni a diversi giudici, si è chiuso senza colpevoli né innocenti, con la dichiarazione del non luogo a procedere per intervenuta prescrizione, scattata il primo ottobre 2022.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
