Sutri – “Il comune di Sutri ha conferito la cittadinanza onoraria a Omar Neffati. Post mortem”. La delibera è stata approvata ieri pomeriggio da tutto il consiglio comunale. All’unanimità. “Previsto inoltre – ha detto il vicesindaco di Sutri, Luigi Di Mauro – un momento pubblico in cui daremo ai familiari di Omar la pergamena con la cittadinanza onoraria”.
Il ragazzo, 27 anni, è stato ritrovato morto all’interno della sua abitazione di Sutri il 12 gennaio scorso. Di origini tunisine, Omar Neffati viveva in Italia, nella Tuscia, da quando aveva 6 mesi. Ma lo stato non gli riconoscerà mai la cittadinanza italiana.
Omar Neffati
“I motivi della cittadinanza onoraria post mortem a Omar Neffati – ha spiegato Di Mauro – sono diversi. Innanzitutto una ragione di diritto. Omar è stato un ragazzo che ha combattuto un’intera esistenza per ottenere il diritto alla cittadinanza. E lo ha fatto per tutta la vita. Una cosa allucinante. Ed è scandaloso che una persona che è vissuta in Italia non possa avere la cittadinanza dopo 27 anni”.
Impegnato politicamente e nella lotta per il riconoscimento dei diritti e della cittadinanza italiana agli stranieri, Omar Neffati era conosciutissimo in tutta la provincia e fuori. Era militante del Partito democratico e portavoce dell’associazione Italiani senza cittadinanza.
Sutri – Il consiglio comunale
“Poi c’è un motivo umano – ha proseguito Di Mauro -. Omar lo conoscevamo tutti. Era un ragazzo cresciuto a Sutri che si è sempre dato da fare nelle associazioni, un ragazzo attivo nella società, a livello locale e nazionale”.
Sutri – Il vicesindaco Lillo Di Mauro
“Abbiamo portato la delibera in consiglio comunale, su iniziativa dell’intera assemblea – ha sottolineato il vicesindaco -, ed è stata approvata all’unanimità. Presente anche la sua famiglia. Una scelta che vuole essere anche un contributo a portare avanti un dibattito sul diritto di cittadinanza agli immigrati. Non si capisce infatti perché chi abita da anni in Italia, lavorando e vivendo onestamente, non può diventare cittadino. Veramente non si capisce”.
Daniele Camilli
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