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Condannato a 16 anni per stupro, buttafuori chiede di uscire dal carcere

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Viterbo – (sil.co.) – Chiede di uscire dal carcere Daniele Nuomi, il buttafuori 23enne di Pomezia condannato il 21 febbraio anche in appello a 16 anni per lo stupro di una minorenne viterbese conosciuta a novembre 2019 in una discoteca della Tuscia.


Roma - Il carcere di Regina Coeli

Roma – Il carcere di Regina Coeli


In attesa che la sentenza diventi definitiva, il 23enne potrebbe lasciare Regina Coeli se il tribunale del riesame, cui ha presentato istanza il difensore Luigi Mancini, dovesse accordargli la libertà o una diversa o più attenuata misura cautelare. L’udienza si terrà la prossima settimana.

Nuomi, colpito da un aggravamento della misura per avere violato le prescrizioni dell’obbligo di dimora a Pomezia recandosi in ospedale a Roma e facendosi denunciare per stalking da una paziente e per truffa da un tassista, si è costituito lo scorso 7 dicembre dopo alcuni giorni di latitanza, consegnandosi alla polizia di un pronto soccorso della capitale.


Luigi Mancini

Luigi Mancini


L’avvocato Mancini ha presentato istanza in relazione a tali fatti.

Nel frattempo, sempre su richiesta della difesa, è stata disposta una ulteriore perizia psichiatrica nell’ambito di un altro procedimento per stalking, ai danni ancora una volta di una minorenne conosciuta in discoteca a dicembre 2019.

Analogo a quello usato con la minorenne viterbese il modus operandi.

Si sarebbe presentato ai genitori come il fidanzato ideale, ottenendone la fiducia, poi avrebbe dato il via a un setie di condotte vessatorie e persecutorie, che per la viterbese sono afociate in violenza sessuale, botte, rapina e sequestro di persona. Con l’aggravante, appunto, della crudeltà.

Sottoposto già a perizie medico legali e psichiatriche, il 23enne è stato giudicato una prima volta seminfermo di mente e socialmente pericoloso, quindi ricoverato in Rems. Poi dimesso e rimesso in libertà, essendo venuti meno i termini per la custodia cautelare, alla vigilia della sentenza di primo grado di condanna a 16 anni di settembre, in quanto sano di mente e non socialmente pericoloso.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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