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Resta in carcere per reato minore buttafuori già condannato per stupro di minorenne, il riesame: “Serve contenimento efficace”

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Roma - Il carcere di Regina Coeli

Roma – Il carcere di Regina Coeli


Viterbo – No del riesame alla scarcerazione. “La complessiva vicenda cautelare – secondo i magistrati del tribunale della libertà di Roma –  è caratterizzata da plurime inottemperanze che rendono evidente la necessità di un contenimento efficace”.

Condannato in primo e secondo grado a 16 anni per lo stupro con l’aggravante della crudeltà di una diciassettenne, in attesa che la condanna diventi definitiva, Daniele Nuomi resta dunque in carcere per un reato decisamente minore, ovvero per avere violato l’obbligo di dimora.

“La misura in essere – secondo i giudici del riesame che hanno rigettato l’istanza  di domiciliari della difesa – è da ritenersi allo stato l’unica idonea a garantire le esigenze cautelari, a fronte di elevata pericolosità evidenziata anche dalla pena irrogata per i gravissimi fatti oggetto della condanna a 16 anni in primo e secondo grado”.

Nessun alleggerimento della misura per il buttafuori 23enne di Pomezia rimesso in libertà a fine estate, pochi giorni prima della sentenza di settembre del collegio del tribunale di Viterbo, quando gli è stata revocata la misura del ricovero in Rems, essendo stato giudicato capace di intendere e di volere e non socialmente pericoloso, nonostante gli venga riconosciuta ora una “elevata pericolosità”. 


Tribunale di Viterbo

Tribunale di Viterbo


Sottoposto al solo obbligo di dimora a Pomezia, Nuomi si sarebbe allontanato più volte, beccandosi oltretutto un paio di denunce, facendo scattare l’aggravamento e rendendosi latitante quando, il primo dicembre scorso, ha saputo che sarebbe dovuto tornare in carcere.

Dichiarato latitante, su consiglio del difensore Luigi Mancini, lo scorso 7 dicembre si è costituito alla polizia chiamando dal pronto soccorso di un ospedale romano. Da quel giorno è detenuto a Regina Coeli, dove nel frattempo è stato sottoposto a una ulteriore perizia psichiatrica, nell’ambito di uno dei tantissimi procedimenti a suo carico. 

L’avvocato Mancini, contro l’aggravamento della misura, è ricorso al tribunale dl riesame, che lo scorso 8 marzo si è riservato, per poi rigettare l’istanza. 

Sulle motivazioni ha pesato la condanna a 16 anni in primo grado e in appello che ha fatto seguito all’arresto del 4 aprile 2020 per rapina aggravata, sequestro di persona e violenza sessuale continuata ai danni della 17enne viterbese, fatti avvenuti tra l’11 e il 15 dicembre 2019.

“L’appello è infondato”, si legge nelle motivazioni dei giudici del tribunale della libertà, i quali ripercorrono le violazioni per cui Nuomi è tornato in carcere.


Carabinieri e 118

Carabinieri e 118


La notte tra il 16 e il 17 ottobre 2022 era a Roma da dove con un taxi si faceva riportare a Pomezia, non pagando il tassista, che sporgeva querela. In numerose occasioni faceva accesso a pronti soccorso dell’ospedale dei Castelli o di presidi romani, talvolta rifiutando poi il ricovero. In uno degli accessi, il 10 ottobre 2022, ha conosciuto una ragazza, raccontandole di avere una grave patologia, per poi giungere a minacciarla quando questa gli chiedeva spiegazioni, avendo appreso che quanto raccontato non era vero.

“La complessiva vicenda cautelare – secondo il riesame – è caratterizzata da plurime inottemperanze che rendono evidente la necessità di un contenimento efficace”.

“Ciò tanto più a considerare che tra i reati per i quali è in corso la cautela vi è quello di violenza sessuale, cui si applica la presunzione di cui all’art. 275 comma 3 c.p.p. di adeguatezza della custodia in carcere”, viene sottolineato.

“La misura in essere  – di conseguenza – è da ritenersi allo stato l’unica idonea a garantire le esigenze cautelari, a fronte di elevata pericolosità evidenziata anche dalla pena irrogata per i gravissimi fatti oggetto della condanna a 16 anni in primo e secondo grado”.

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

 


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