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“Deposito rifiuti nucleari, i comitati inoltrano alla Commissione europea una denuncia di infrazione contro lo stato italiano”

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Viterbo – “I comitati civici, che si oppongono alla realizzazione del deposito di rifiuti nucleari nella Tuscia, hanno inoltrato alla Commissione europea una denuncia di infrazione contro lo stato italiano. In questo modo si vorrebbe arrivare a un’identificazione partecipativa delle zone stabilite dalla carta nazionale della aree idonee (Cnai)”. Francesco Rosi spiega così gli ultimi aggiornamenti sul  possibile deposito di scorie nucleari e rifiuti radioattivi nel territorio della Tuscia. Rosi è l’avvocato del Coordinamento dei comitati civici, nonché presidente di uno di essi, che si oppongono alla realizzazione della struttura che dovrà ospitare i rifiuti radioattivi.


L'avvocato Francesco Rosi

L’avvocato Francesco Rosi


Sogin, società che gestisce il percorso di individuazione del deposito per conto del governo, ha individuato nella Tuscia ben 22 siti che potrebbero ospitarlo, tra Maremma e Monti Cimini. I siti individuati da Sogin sono passati nel tempo dallo status di “potenzialmente idonei”, come li definiva una prima carta pubblicata (Cnapi), a “idonei” come stabiliti nella Cnai. Quattro i comitati che sono scesi in campo: Maremma viva, Verde Tuscia, Montalto futura e Salvaguardia del territorio di Corchiano e della Tuscia. Successivamente ha aderito al ricorso al Tar e all’attività di contestazione alla commissione europea anche il Biodistretto della Valle Amerina. 

“Per comprendere a pieno gli ultimi sviluppi bisogna risalire a quando Sogin definì e inviò al ministero della Transizione ecologica (Mite) la carta nazionale della aree idonee (Cnai) che avrebbero potuto ospitare il deposito nazionale di scorie nucleari e rifiuti radioattivi – spiega l’avvocato Francesco Rosi, in rappresentanza del Coordinamento dei comitati e presidente di Maremma Viva -. A quel punto, dato che i Comitati non avevamo mai avuto risposta da Sogin in merito a delle osservazione avanzate sulla possibile non idoneità delle aree e dato che nel frattempo era stato fatto un ricorso al Tar contro l’originaria carta Cnapi, dove venivano indicate le aree potenzialmente idonee, si è proceduto con istanza di accesso agli atti. Una richiesta che è stata negata da Ministero, Sogin e Ente di controllo. C’è stata solo la conferma dell’idoneità di tutte le 22 aree individuate nel viterbese”.

I comitati procedono con ricorso al Tar, ma anche quest’ultimo nega a sua volta l’accesso agli atti. “All’interno del ricorso già generale presentato al Tar abbiamo fatto un pezzo di ulteriore contestazione sul diniego di accesso. Ma il Tribunale amministrativo regionale ha negato l’accesso. La motivazione di questa decisione si è basata sull’interpretazione della normativa comunitaria sull’accesso agli atti in materia ambientale, ossia la Convenzione di Aarhus recepita nel 2005 dall’ Unione europea – spiega Francesco Rosi -. A nostro avviso questa interpretazione è avvenuta in maniera restrittiva perché  il Tar, in base a questa lettura della convenzione, diceva che l’accesso agli atti sarebbe stato possibile soltanto quando sarebbe stato adottato definitivamente il provvedimento. Un’assurdità chiaramente, perché una volta adottato il provvedimento io non posso più intervenire ai fini istruttori o partecipativi”. 


Deposito scorie radioattive - Le aree idonee nel Viterbese

Deposito scorie radioattive – Le aree idonee nel Viterbese


Ed ecco quindi la decisione di rivolgersi alla Commissione europea. “A questo punto a gennaio abbiamo inoltrato alla Commissione europea una denuncia di infrazione contro lo stato italiano – chiarisce l’avvocato Rosi -. Alla Commissione chiediamo quindi se sia corretta l’interpretazione fatta in merito alla Convenzione di Aarhus. Quello che vogliamo capire è se l’interpretazione del Tar sia in contrasto con la normativa europea. Perché con la lettura fatta dal Tar viene meno proprio il concetto della Convenzione che prevede la partecipazione nelle fase prodromiche, ossia preliminari, per raggiungere poi il provvedimento finale. Noi chiediamo di avviare un procedimento di infrazione e che la procedura di identificazione delle aree Canai possa essere oggetto di partecipazione preventiva all’atto finale. Anche perché una volta che si è identificato il definitivo provvedimento io non posso più intervenire in fase istruttoria, ma solo impugnando l’atto”.

“Noi ci aspettiamo che la Commissione si esponga su questo – aggiunge Rosi -. Ricordo che questo deposito prevede lo stoccaggio di rifiuti di media e alta intensità. È impensabile che venga impedito l’accesso agli atti”.

“Anche il comune di Viterbo partecipa al ricorso al Tar, facendo un intervento volontario adesivo in base al quale si associa a tutte le contestazioni che sono state fatte nel ricorso introduttivo – conclude l’avvocato Francesco Rosi -. Noi vogliamo che le regole vengano rispettate con un contraddittorio dove possa essere spiegato con precisione ciò che verrà fatto. Il fatto di nascondere le informazione è il presupposto di qualcosa che risulta quanto meno opaco. Ci chiediamo come mai non viene data conoscenza di determinate informazione ai soggetti che sono portatori di interesse collettivo. Anche perché, se ci mettessero tranquilli sotto tanti aspetti, potremmo anche essere di supporto per trovare una soluzione corretta. Sulla mancanza di trasparenza non si costruisce nulla”. 

Maurizia Marcoaldi


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