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Enrico Panunzi (Pd): “Regionali, molti mi davano per spacciato, ma in cuor mio sapevo che ce l’avrei fatta”

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Viterbo – “Mi sono candidato alle elezioni regionali per dare una risposta positiva in un momento di necessità e difficoltà. Molti mi davano per spacciato, ma in cuor mio sapevo che ce l’avrei fatta”. Enrico Panunzi del Pd è di nuovo consigliere regionale con quasi 12 mila voti. Un numero decisamente elevato, considerando che il centrosinistra ha sonoramente perso le regionali nonostante dieci anni di governo. A vincerle il centrodestra del presidente Francesco Rocca.

“Abbiamo perso le elezioni regionali – ha poi aggiunto Panunzi – per un discorso matematico. Eravamo una coalizione formata da Pd, Terzo polo e 5 stelle. Ci siamo invece presentati con due liste divise con la destra che si è compattata, spinta anche da un vento positivo. Alessio D’Amato, il nostro candidato, era assolutamente presentabile e lo ha dimostrato con il suo lavoro di assessore alla sanità. E non abbiamo affatto governato male”.


Viterbo - Enrico Panunzi

Enrico Panunzi


Enrico Panunzi, si aspettava  quasi 12 mila voti alle ultime regionali?
“Quando il territorio mi ha chiesto di candidarmi, e non solo il mio partito ma anche le persone che ho incontrato in questi ultimi 10 anni, ho creduto di dare una risposta positiva. Soprattutto in un momento di necessità.

Che intende per necessità?
“Le previsioni elettorali erano inequivocabili. Era chiaro che avrebbe vinto il centrodestra. Noi abbiamo rotto una coalizioni presentandoci in due tronconi, Pd e Movimento 5 stelle, mentre il centrodestra si è presentato unito. Ovviamente questa situazione faceva presagire quanto si è verificato. Considerando anche il vento positivo per il centrodestra e Fratelli d’Italia in particolare. Questo rendeva la partita elettorale letteralmente impossibile. Non solo, ma in base alla legge elettorale, la nostra provincia ha pochi rappresentanti. E secondo le previsioni ad essere eletto sarebbe stato un solo consigliere. Per me, insomma, era una candidatura che molti davano per spacciata in partenza”.

Allora perché si è candidato?
“Per dare una risposta positiva in un momento di estrema difficoltà. Tuttavia in cuor mio credevo di fare un ottimo risultato. In questi anni non mi sono mai risparmiato e i rapporti con le persone sono stati sempre caratterizzati dalla massima correttezza e stima. E sono riuscito ad essere eletto in conseguenza di questo. Negli anni da consigliere regionale ho girato il territorio facendo chilometri e chilometri. Chi si impegna poi ottiene i risultati”.

Come si fa ad ottenere 12 mila voti?
“Si girano i paesi. Nella Tuscia ci sono 60 comuni. Si risponde al telefono, alle mail. Si ascoltano le persone e i loro problemi. L’Abc di chi si candida a una carica elettiva. La cosa fondamentale è essere presenti sul territorio”.

Quali sono le zone dove Enrico Panunzi è più forte?
“Il mio paese, Canepina, poi Vallerano, Soriano nel cimino. Con sorprese molto positive in paesi come Villa San Giovanni in Tuscia e Piansano. Devo ringraziare tante persone che mi hanno dato una grossa mano”.

Perché il Pd, secondo lei, ha perso le elezioni? Ha sbagliato candidato alla presidenza oppure ha governato male?
“Abbiamo perso le elezioni regionali per un discorso matematico. Eravamo una coalizione formata da Pd, Terzo polo e 5 stelle. Ci siamo invece presentati con due liste divise con la destra che si è compattata, spinta anche da un vento positivo. Alessio D’Amato, il nostro candidato, era assolutamente presentabile e lo ha dimostrato con il suo lavoro di assessore alla sanità. E non abbiamo affatto governato male. Abbiamo infatti risollevato, tanto per citare una cosa, le sorti della sanità. A partire da una situazione disperata. Abbiamo anche lasciato 17 miliardi di fondi del Pnrr. Dal punto di vista del governo della Regione Lazio ci sentiamo e mi sento con la coscienza a posto”. 

Allora a che serve governare bene se poi si perde?
“Dobbiamo governare bene per i cittadini e per noi stessi. In questo modo alla fine del mandato uno se ne può andare almeno con la coscienza a posto. Dei nostri dieci anni al governo del Lazio sono molto soddisfatto, per aver lavorato in maniera positiva e con risultati tangibili. Poi ci sono le oscillazioni dell’elettorato che alla fine sono sempre difficili da interpretare fino in fondo. La nostra stagione è tale che bisogna stare attenti a distinguere i fatti dalle parole. Quanto successo, ossia la vittoria del centrodestra, sta a significare che hanno prevalso le parole e non i fatti”.

Cosa si aspetta dal governo di centrodestra di Francesco Rocca?
“Diamo a Rocca il beneficio della prova dei fatti. Spero che l’interesse del Lazio prevalga. E su questo territorio, dove sono stati tutta una serie di investimenti, io sarò in consiglio a fare in modo che diventino fatti concreti”.


Alessandra Troncarelli presenta le liste a piazza San Lorenzo - Enrico Panunzi

Enrico Panunzi


Alle primarie il Pd di Viterbo sostiene Stefano Bonaccini ma vince Elly Schlein. Che succederà adesso tra i democratici della Tuscia?
“Non è esatto. Il Pd di Viterbo e della provincia sostiene Bonaccini e a Viterbo e in provincia vince Bonaccini. A Viterbo città con il 60%. A livello generale con il 65%. Questo è quello che è successo. A Viterbo c’è una classe dirigente che viene rafforzata dal risultato delle primarie. A livello nazionale vince Schlein e noi siamo a disposizione del segretario nazionale che, viva Dio è ancora uno, ed è Elly Schlein a cui va data la massima fiducia. E il suo è già un buon esordio”.

Che ne pensa dell’uscita dell’ex ministro Giuseppe Fioroni dal Pd?
“Penso che era una scelta annunciata da tempo”.

Un nemico in meno?
“Io non ho nemici”.

Che ne pensa invece dei primi 9 mesi dell’amministrazione della sindaca di Viterbo Chiara Frontini?
“Aspettiamo che passi l’anno sabbatico per dare un giudizio più puntuale. Spero che si faccia il bene di questa città, e anche qui siamo in attesa di fatti”.

Meglio Frontini o il precedente sindaco Giovanni Arena?
“Mi auguro per Viterbo che prevalgano i fatti sulle parole. Ma spesso succede il contrario. E questo è gravissimo, perché si rischia di affidare i consensi e le le nostre speranze alle favole. E le favole sono più o meno belle a seconda di chi le racconta, ma restano sempre favole”. 

Un pensiero per il segretario del Pd Bruno Astorre scomparso qualche giorno fa…
“Bruno Astorre era innanzitutto un amico con cui mi scontravo come faccio con tutti gli amici. Avevamo molte cose in comune. Tra queste il fatto che entrambi veniamo dal territorio. Bruno è stato sindaco di Colonna. Una persona che conosco da 18 anni. Una persona che non si sottraeva e che viveva il rapporto con gli elettori e con la gente. La sua vicenda mi ha segnato profondamente. La sua scomparsa ci addolora moltissimo e ci deve fare riflettere. Nell’ultimo periodo Bruno era sofferente. Lo sentivo appesantito. Per me è stata una grande perdita”.

Trent’anni fa era l’anno zero del post comunismo. Finiva la storia del Poi e quella dell’Unione sovietica? Cosa è cambiato?
“Dobbiamo tener conto del mutamento della società e delle istanze, così come della composizione della società. Quello che c’è stato in questi anni è stato un mutamento velocissimo. Il ricordo degli anni precedenti va a tutta una serie di valori per cui ci battevamo, e per i quali vivevamo giorno dopo giorno. Quei valori sono sempre presenti. Quella che manca è la passione per quegli ideali che coinvolgevano milioni di persone. E questo è ciò che di peggio è successo in tutti questi anni”.

Quale sarà il futuro politico di Enrico Panunzi?
“Ragiono sul presente, dove cerco di fare il meglio. Al servizio delle comunità e dei territori. Per il futuro mi auguro serenità e di tradurre in fatti concreti tante speranze”.

Daniele Camilli


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