Carabinieri – I Nas
Vetralla – Assenteismo alla guardia medica di Vetralla, al via ieri davanti al collegio il processo a quattro imputati, due uomini e due donne, contro i quali si è costituita parte civile la Asl di Viterbo.
Uno degli imputati, in particolare, in base alle indagini svolte dai carabinieri del Nas, sarebbe stato un habitué nel rifiutare la propria assistenza ai pazienti.
Durante l’estate del 2017, almeno secondo quanto riferito agli investigatori dai diretti interessati, si sarebbe rifiutato di prestare servizio, o lo avrebbe fatto in ritardo, a ben 15 utenti, tutti identificati, tranne uno segnalato da una farmacista di Vetralla e rimasto anonimo.
Nel mirino della procura della repubblica di Viterbo, rinviati a giudizio l’anno scorso, sono finiti due dottori di 69 e 65 anni e due dottoresse di 57 e 49 anni, tre dei quali denunciati e sospesi nel 2018. Perché il processo entri nel vivo, però, ovvero per sentire i primi testimoni dell’accusa, bisognerà aspettare la primavera del 2024. Esattamente un altro anno.
Uno dei medici, secondo l’accusa, avrebbe segnato ad esempio 38 turni di servizio per un totale di 448 ore, tra giugno 2017 e giugno 2018, prestando effettivamente soltanto 8 ore di lavoro e assentandosi per le altre 440. Con un danno per la Asl di 14.800 euro.
Un altro dottore, con lo stesso modus operandi, avrebbe ricevuto indebitamente 12mila euro. Più “economiche” le dottoresse, che avrebbero danneggiato la Asl entrambe per somme inferiori ai quattromila euro.
Tutti e quattro gli imputati sono accusati di truffa aggravata e anche di interruzione di servizio pubblico, per essersi allontanati ripetutamente dal luogo di lavoro, lasciando la postazione non presidiata, causando disagi agli utenti e turbando la regolarità del servizio prestato.
Ai due dottori viene inoltre contestato il rifiuto di un atto del proprio ufficio, che per ragioni di sanità doveva essere compiuto senza ritardo.
Viterbo – La Cittadella della salute
L’accusa
Relativamente, in particolare, alla contestata truffa aggravata, nella richiesta di rinvio a giudizio si legge: “Perché, in tempi diversi, violando più volte la medesima disposizione di legge penale, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, con artifizi e raggiri, consistiti nell’attestare nel relativo foglio presenze un orario di inizio e fine del proprio turno di servizio non corripondente a quello realmente svolto, presso la postazione di continuità assistenziale di Vetralla, nell’ambito dell’organizzazione dell’Asl di Viterbo nel quale gli stessi avrebbero dovuto espletare la propria attività professionale di medico, inducevano in errore il personale preposto dell’amministrazione circa l’effettiva presenza al lavoro, così procurandosi un ingiusto profitto, consistente nella percezione della retribuzione con riferimento a periodi in cui non erano presenti sul luogo di lavoro, con conseguente danno per l’amministrazione”.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

