Ronciglione – La presunta scena del crimine
Ronciglione – Assolto in primo grado il 19 luglio 2021, condannato a 22 anni in secondo il 21 dicembre 2022. Cosa succede adesso ad Andrea Landolfi Cudia, il pugile e operatore socio sanitario romano 33enne, innocente per i giudici di Viterbo e colpevole del femminicidio della fidanzata 26enne Maria Sestina Arcuri per la corte d’assise d’appello di Roma? E alla nonna Mirella Iezzi, accusata anche nelle motivazioni di secondo grado di avere mentito per coprire il nipote?
L’ultima parola per quanto riguarda Landolfi spetta alla difesa, ovvero agli avvocati Daniele Fabrizi e Serena Gasperini, che dovranno decidere, alla luce delle motivazioni della sentenza di secondo grado, se ricorrere in cassazione.
In tal caso, solo dopo il terzo grado, che potrebbe ribaltare ancora una volta il giudizio, la sentenza, qualunque essa sia, diventerà definitiva, quindi esecutiva. Una sorpresa potrebbe però venire dalla procura generale.
Andrea Landolfi Cudia con la nonna Mirella Iezzi
Possibile misura cautelare per Landolfi
Nel frattempo, proprio alle luce delle motivazioni della condanna a 22 anni per l’omicidio di Maria Sestina Arcuri, morta dopo essere precipitata dalle scale della casa di Ronciglione della nonna del 33enne la notte tra il 3 e il 4 febbraio 2019, la procura generale potrebbe chiedere per l’imputato l’applicazione di una qualche misura cautelare. L’istanza per la misura, in tal caso, dovrebbe essere inoltrata alla corte d’assise d’appello di Roma, presieduta dal giudice Vincenzo Capozza, a latere Alfredo Ruocco, cui spetterebbe la decisione se accogliere o meno l’eventuale richiesta e in quali termini.
In sospeso la nonna che avrebbe mentito per coprire il nipote
Intanto la nonna di Landolfi, Mirella Iezzi, accusata dalla procura di Viterbo e anche nelle motivazioni della sentenza d’appello di avere mentito per coprire il nipote, è ancora in attesa di conoscere il suo futuro giudiziario dopo la chiusura delle indagini a suo carico che le è stata comunicata lo scorso 21 giugno con l’invio del temuto 415 bis, che solitamente prelude alla richiesta di rinvio a giudizio, ovvero di processo, da passare al vaglio del giudice per l’udienza preliminare. Decisive, in tal senso, potrebbero essere proprio le motivazioni della sentenza di condanna di Landolfi, in cui si parla diffusamente e con dovizia di particolari del ruolo che avrebbe rivestito l’ottantenne nella vicenda.Titolare del fascicolo, oltre all’ex pm Franco Pacifici, il procuratore capo Paolo Auriemma.
Maria Sestina Arcuri
“Nessuna sorpresa”, per l’avvocato dei familiari di Sestina
“Sono state accolte pienamente le nostre censure relative alla corte d’assise di primo grado del tribunale di Viterbo”, sottolinea il difensore di parte civile dei genitori e dei due fratelli di Sestina, avvocato Vincenzo Luccisano, nel ribadire che per la famiglia sarebbe stato meno straziante sapere che la figlia era stata vittima di un incidente e non di un femminicidio da parte del fidanzato. “Per noi la sentenza di condanna della corte d’assise d’appello non è stata una sorpresa. Molte prove non sono state valutate dalla corte d’assise di primo grado”, torna a dire il legale.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


