Viterbo – “La regione Lazio blocchi subito l’espianto degli ulivi. Basta con la monocoltura delle nocciole”. È la richiesta del Biodistretto della via Amerina e delle forre che questa mattina si è dato appuntamento per una manifestazione davanti alla sede dell’assessorato all’agricoltura della regione Lazio in piazza Concetti a Viterbo.
Famiano Crucianelli
Slogan e striscioni. Una protesta a tutto tondo. “Una protesta nei confronti di un comportamento inaccettabile da parte dell’assessorato regionale all’agricoltura – ha detto il presidente del biodistretto Famiano Crucianelli – che continua a concedere autorizzazioni al taglio degli ulivi. Basti pensare che dal 2019 al 2021, dati regionali, le autorizzazioni all’espianto degli ulivi, solo sui 13 comuni del biodistretto, sono state una cinquantina. Le piante di ulivo strappate via dalla terra sono state centinaia. Soltanto a Gallese duecento”.
I 13 comuni coinvolti. Civita Castellana, Castel Sant’Elia, Corchiano, Fabrica di Roma, Faleria, Gallese, Nepi, Orte, Vasanello, Calcata, Vignanello, Vallerano e Canepina.
Viterbo – La manifestazione del biodistretto delle forre
La questione di fondo di fondo è “il contrasto alla monocoltura – ha sottolineato Crucianelli – e a un trattamento della campagna che trascura completamente i dettagli elementari. E andare verso la monocoltura significa affidarsi alla chimica di sintesi. In un contesto europeo dove il 33% delle terre sono ormai vicine alla desertificazione. La metà della pianura padana ha solo l’1% di materia organica. È sul suolo che si gioca il laboratorio della vita, ma nessuno se ne preoccupa. E l’ulivo è la pianta simbolicamente rappresentativa di questa questione. Per i greci era una pianta sacra. Una pianta che sta nel Dna della civiltà umana”.
Viterbo – La manifestazione del biodistretto delle forre
Una coltura, quella delle nocciole che solo nei comuni del biodistretto “copre già – prosegue Crucianelli – il 75% del territorio. Una presenza massiccia. Prima il permesso all’espianto delle nocciole passava attraverso i comuni. Dal 2019 la regione ha centralizzato la decisione”.
Le istanze del biodistretto. “Chiediamo alla regione una moratoria immediata – spiega Crucianelli – ossia che l’espianto degli ulivi venga subito bloccato. Chiediamo poi che il comma 3 dell’articolo 3 della legge che norma il taglio degli ulivi venga interpretata a dovere. Lì infatti si dice che il taglio debba avvenire solo se migliora l’efficienza dell’azienda. Un miglioramento che però deve tener conto della fertilità del suolo, del consumo di acqua, della biodiversità e dell’equilibrio biologico. È inutile parlare di biodiversità e lotta al mutamento climatico e poi si taglia l’ulivo”.
Che cosa significa tagliare un ulivo? “Venderlo o tagliarlo – risponde Crucianelli –. Espianto significa anche scomparsa di una pianta straordinaria. Ed è forse la pianta più importante del nostro mercato agroalimentare. Uno dei prodotti più virtuosi dal punto di vista della salute. Una ricchezza economica. L’ulivo è una pianta fondamentale per la biodiversità e una pianta che resiste alla siccità. Perché non consuma acqua, non ha bisogno di irrigazione. Contrariamente alle nocciole, in una fase di siccità in cui l’acqua diventa un bene prezioso. Quello che sta accadendo è un non senso. Se non un interesse per chi è vincolato alla produzione delle nocciole”.
Daniele Camilli


