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Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Apprendo con piacere dalla stampa che a Viterbo si terrà una esposizione della copia della Sindone di Torino. Per chi non ha avuto la fortuna di vedere l’originale, sarà senza dubbio una esperienza molto coinvolgente. Ma sarà anche opportuno proporre qualche chiarimento su di essa.
Non entro nel merito della descrizione del lenzuolo, il punto è un altro. Che cosa è veramente la Sindone di Torino? Il nocciolo del problema è il seguente: è un falso medievale o è il telo funebre che ha avvolto un uomo che ha subito le torture specifiche inflitte a Gesù durante la sua passione e morte?
A partire dai negativi delle foto realizzate da Secondo Pia nel 1898, e ancor più da quelli eseguiti da Giuseppe Enrie nel 1931, la scienza si è divisa tra autenticisti e negazionisti della Sindone come lenzuolo funebre di Gesù; una divisione che solo in parte ha seguito quella tradizionale tra credenti e atei, a conferma che la scienza subisce influenze socioculturali molto complesse.
Il dibattito poteva esaurirsi nel 1988, quando il card. Ballestrero, vescovo di Torino e custode della Sindone, conferì ad una équipe di scienziati (per lo più atei, altri protestanti e quindi critici verso l’uso cattolico di dar credito alle reliquie…) il compito di datare al C14 il tessuto. Ne venne fuori una datazione medievale (1260-1390), coerente con la prima uscita ufficiale documentata della Sindone (1350 circa), che tagliava la testa al toro: la Sindone è un falso medievale.
Solo che questa affermazione non risolveva molte circostanze strane: ad esempio, l’inchiodatura ai polsi, invece che al palmo delle mani tipica dell’iconografia medievale del Crocifisso; la presenza di pollini palestinesi; la presenza di ferro e di emoglobina nelle macchie di sangue; la tridimensionalità dell’immagine sindonica che poco si presta ad essere prodotta da una “pittura” (qualcuno aveva tirato in ballo Leonardo da Vinci…).
Il dibattito continuò: gli autenticisti trovarono delle lacune nelle procedure di datazione e fece notare che i pezzetti di stoffa prelevati per l’esame al C14 si trovavano in una zona ai margini del telo con rammendi e toppe e comunque in un’area continuamente toccata da mani e avvicinata da ceri, cosa che poteva portare ad una addizione di carbonio, quindi ad un “ringiovanimento” della dotazione di C14 e quindi della datazione del telo. Ma i negazionisti ribatterono che il telo poteva essere quello che aveva avvolto un povero cristo convinto a ripetere l’esperienza della crocifissione (accade ancora oggi in certi paesi, da parte di fedeli presi da furori mistici durante il Venerdi Santo), ma continuarono soprattutto ad insistere sulla costruzione artificiale della figura sindonica, con tanto di “riproduzioni” della Sindone.
Tra il 2005 e il 2015 il prof. Paolo di Lazzaro, fisico dell’Enea, è riuscito a riprodurre in laboratorio una figura su stoffa simile a quella presente sulla Sindone; per inciso, tale figura appare come una strinatura della stoffa di pochi micron di spessore. Solo che Di Lazzaro, per ottenere quel risultato, ha dovuto sprigionare l’ energia di un potentissimo laser ad eccimeri, asserendo senza alcun dubbio che un fenomeno del genere non è riproducibile in natura. Allora? Un lampo di energia conseguente alla Resurrezione, descritto anche nei Vangeli?
Di fronte a questi risultati altalenanti, la chiesa ha preso una posizione molto prudente. Ha definito la Sindone una icona della Passione (quindi non una reliquia della Passione), alla stregua di un’immagine del Crocifisso, che sia quello in croce di Giotto o quello deposto del Mantegna.
Emanuela Marinelli, oggi la più accreditata sindonologa italiana, collocabile tra gli autenticisti (seppur con notevole senso critico), riferisce di aver appreso dal vaticanista del Messaggero Orazio Petrosillo che quando papa Giovanni Paolo II definì la Sindone come una reliquia, la sua dichiarazione fu cassata dai testi degli organi di stampa vaticani.
E allora, che cosa è la Sindone? È una reliquia autentica della Passione, che ci costringerebbe ad essere comunque credenti? È un imbroglio? È un’illusione? È un ulteriore contributo a quel senso di incertezza che oggi pervade il nostro mondo contemporaneo, alimentato peraltro da un scienza molto meno oggettivista e apodittica nelle sue affermazioni? È un mistero? Ognuno può giocarsela come meglio crede. Di certo, di fronte ad essa, cresce il pensiero.
Francesco Mattioli
– “La copia certificata della Sindone in mostra in città” di Daniele Camilli
