Ronciglione – (sil.co.) – Morte di Sestina, un delitto efferato per la corte d’assise d’appello di Roma, secondo cui il fidanzato l’avrebbe lanciata per ucciderla dalle scale della casa di via Papirio Serangeli della nonna, a Ronciglione, facendola schiantare vicino al camino e chiamando apposta i soccorsi solo quando era ormai troppo tardi perché non potesse raccontarlo.
Andrea Landolfi e Maria Sestina Arcuri
In secondo grado, lo scorso 21 dicembre, il pugile e operatore sociosanitario romano 34enne Andrea Landolfi Cudia è stato condannato a 22 anni di reclusione: 21anni per l’omicidio volontario della fidanzata 26enne Maria Sestina Arcuri e un anno per il reato “satellite” delle lesioni alla nonna ottantenne Mirella Iezzi accusata di favoreggiamento.
Bugiarda perfino coi familiari pur di coprire il nipote. “Ai parenti, la signora Iezzi ha dato, fin da subito, una versione non veritiera, oltre che
reticente sulla gravità delle condizioni di Maria Sestina, si legge nelle motivazioni.
“E non è il caso di scomodare aggettivi di forte impronta morale (meschino, diabolico, degenerato) per decifrare il comportamento della Iezzi” , viene sottolineato con una durezza straordinaria.
Ai familiari della vittima, parte civile con l’avvocato Vincenzo Luccisano, sono stati assegnati 300mila euro di provvisionali: 100mila euro per ciascuno dei genitori, 50mila euro per ciascuno dei fratelli.
Pesantissimi i giudici della corte d’assise d’appello di Roma nelle motivazioni della sentenza di secondo grado che, chiudendo in due udienze il processo bis, ha ribaltato l’assoluzione “perché il fatto non sussiste” del 19 luglio 2021 del tribunale di Viterbo nei confronti di Landolfi, difeso dagli avvocati Daniele Fabrizi e Serena Gasperini.
“L’imputato, autore del gravissimo ferimento ai danni di Sestina e compagno di vita di quest’ultima – si legge a proposito del contestato ritardo di quattro ore nei soccorsi – era ‘titolare’, a partire dalle 2 di notte, di un obbligo di protezione nei confronti della stessa, e, per le quattro ore successive tutto ha fatto tranne che proteggerla. Egli ha, anzi, omesso qualsiasi iniziativa per cercare di salvarle la vita, completando il suo disegno di morte”.
E ancora: “L’imputato, nelle quattro ore intercorse tra la caduta e la chiamata del pronto intervento sanitario, ha visto la situazione precipitare e ha volutamente omesso qualsiasi iniziativa, completando
la condotta omicidiaria”.
Di parere opposto i due giudici togati e i sei giudici popolari della corte d’assise di Viterbo: “Landolfi, lungi dall’abbandonare la compagna, ha prestato alla stessa l’assistenza che appariva congrua sulla base di quella che nel corso della notte è stata la percezione della natura e della gravità del suo malessere”.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
