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L’inferno di un soldato viterbese in trincea nel Donbass: “Le esplosioni ti lasciano il vuoto”

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Viterbo – L’inferno di un soldato viterbese in trincea nel Donbass: “Le esplosioni ti lasciano il vuoto”.

Si chiama Giorgio Nardini, originario di un paese dell’Alta Tuscia, ed è un volontario che sta combattendo contro i russi nella regione dell’Ucraina sud- orientale. A raccogliere la sua testimonianza è stato il giornalista di guerra Fausto Biloslavo in un servizio comparso sul sito Inside over.


Giorgio Nardini

Giorgio Nardini


Biloslavo lo ha conosciuto in treno, mentre Nardini tornava dal Donbass, dove si trovava al fronte nelle trincee di Lyman.

“Sono anni che vivo qui in Ucraina – racconta Nardini -. Questi ultimi mesi nel Donbass è stata… dura”.


Giorgio Nardini

Giorgio Nardini


Raccontare quei momenti non è facile: lo sforzo che fa per non piangere e riuscire a trovare le parole sembra enorme. Parole che forse non riusciranno mai veramente a spiegare, a chi la guerra non l’ha mai vissuta in prima linea, quello che sta provando in trincea.


La guerra in Ucraina

La guerra in Ucraina


“Molto difficile da raccontare – prosegue Nardini -. La vita in trincea è durissima. A volte si perde il controllo del corpo umano: il freddo, il fatto che non ti puoi muovere, essere bloccato dentro la buca mentre ti bombardano continuamente, loro che escono fuori e sparano continuamente, è dura. E’ una cosa impressionante. Un collega francese di 37 anni era uscito leggermente fuori, nemmeno un metro, dall’area di trincea per coprire i ragazzi più giovani, è stato ucciso dai militari russi che…”.

Esita, ripensando a quel momento drammatico: “La cosa mi ha fortemente colpito” riesce solamente a dire.


La guerra in Ucraina

La guerra in Ucraina


I russi, stando al racconto di Nardini, sono più preparati e attrezzati rispetto alle fila ucraine.

“Loro sono ben forniti – spiega il viterbese -, ben riscaldati, ben tutto e noi rimaniamo lì immobili, inutili, congelati, bloccati dentro alle trincee e non abbiamo la possibilità di venirne fuori, non abbiamo possibilità di attacco, possiamo solamente mantenere la posizione. C’erano missili arrivati addosso alle macchine mentre ci spostavamo, è pazzesco. Macchine che si capovolgevano. Le esplosioni ti lasciano il vuoto, tantissimo. Ti entrano dentro, senti il vuoto”.


La guerra in Ucraina

La guerra in Ucraina


Poi un pensiero alla figlia, momento in cui non riesce più a trattenere la commozione tenuta a freno fino a quel momento. “Mia figlia si chiama Sofia – dice con la voce spezzata -, vive a Ostia, le voglio un bene dell’anima”.

Poi un bacio lanciato alla telecamera. Un piccolo attimo di preziosa tenerezza in mezzo alla follia della guerra. 

Elisa Cappelli


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