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Viterbo – Macchine rubate ai clienti dell’autosalone, si alleggerisce la posizione del commerciante sospeso per sei mesi dall’attività durante il lockdown del 2020.
È stata accolta dal pm la richiesta del difensore Samuele De Santis di riqualificare il reato da riciclaggio a ricettazione.
L’udienza di ieri è quindi slittata a fine marzo quando l’imputato, che ha risarcito tutte le parti offese, restituendo loro i soldi o una macchina nuova, sarebbe pronto a chiedere la messa alla prova.
Il tutto grazie alla Riforma Cartabia.
È il processo scaturito dall’operazione “Castro”, un’inchiesta della polizia stradale su un presunto giro di macchine rubate vendute a ignari clienti di una rivendita dell’Alta Tuscia.
È uscito di scena da tempo, ricorrendo a uno dei riti alternativi che prevedono lo sconto di un terzo della pena, il coimputato: Vincenzo Maresca, un 34enne d’origine campana, che finì invece agli arresti domiciliari e che attualmente starebbe finendo di scontare in carcere una condanna definitiva a tre anni e mezzo di reclusione.
“Abbiamo dimostrato, in fase dibattimentale, che il mio assistito era estraneo alle condotte di artefazione del mezzo e come, sebbene abbia cercato di fare dei controlli, questi controlli non siano stati probabilmente abbastanza idonei per tutelare la vendita, magari doveva fare maggiori controlli, ma non era in concorso per vendere, non ha fatto degli idonei controlli, che è ben altra cosa, per cui va anche ristabilita anche la sua immagine, nel momento in cui questa vicenda arriverà al termine”, ricorda l’avvocato De Santis.
“L’ammissione alla messa alla prova ci darebbe la possibilità di sospendere il processo, di non chiamare più altri testimoni e di ottenere l’estinzione del reato al buon esito della messa alla prova, con una fedina penale totalmente pulita”, conclude De Santis.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


