Viterbo – Mafia viterbese, di nuovo in carcere Luigi Forieri. L’imprenditore 55enne, nel famigerato biennio 2017-2018, era il titolare del bar nell’immediata periferia del capoluogo frequentato dai sodali dei boss Giuseppe Trovato e Ismail Rebeshi. Da venerdì è nuovamente detenuto a Mammagialla, dove dovrà trascorrere i prossimi sei mesi.
Il carcere di Mammagialla – Nel riquadro Luigi Forieri
Condannato a otto anni e 4 mesi con l’aggravante dell’associazione di stampo mafioso in primo grado l’11 giugno 2020 dal gip del tribunale di Roma, Forieri, difeso dall’avvocato Piergiorgio Manca del foro di Roma, è stato poi assolto dall’aggravante del 416 bis in secondo grado e condannato a tre anni e sei mesi di reclusione con lo sconto di un terzo della pena dell’abbreviato il 7 giugno 2021, quando è stato rimesso in libertà con il solo obbligo di firma.
Ultima tappa la cassazione che, lo scorso 21 gennaio, ha confermato anche per lui la sentenza di secondo grado, facendo diventare definitiva la condanna a tre anni e mezzo, esecutiva su disposizione della procura generale di Roma da venerdì 17 marzo, quando è stato arrestato e condotto presso il carcere viterbese di Mammagialla dove, trattandosi di reato ostativo, dovrà scontare la pena residua di sei mesi e 9 giorni di reclusione con liberazione anticipata.
Nato a Vetralla il 2 dicembre del ’68, quando scattarono i 13 arresti dell’operazione Erostrato della Dda di Roma, il 25 gennaio 2019, “Gigi” viveva a Caprarola ed era titolare di un bar di via Genova, “luogo di ritrovo – secondo gli inquirenti – di molti sodali”.
Di lui Trovato, in un’intercettazione con Rebeshi, dice: “Gli piace stare in mezzo ai guai. Non tiene emozioni, crea emozioni. Si vuole comportare come quelli della banda della Magliana. È patito, soffre di malavita. Ha tenuto un latitante nascosto per quindici anni, gli portava da mangiare”.
Dalle carte d’inchiesta emerse che Luigi Forieri vantava “solidi legami con la ‘ndrangheta. Sia del Reggino (in particolare a Scilla), sia di Pizzo Calabro che del Crotonese. E su quelle famiglie può fare affidamento”. Ma quale spessore criminale? Soltanto un chiacchierone, secondo la difesa.
Per i carabinieri, però, era proprio per questi collegamenti con la mafia calabrese che Trovato dà credito ai suoi suggerimenti. “Forieri – era scritto nell’ordinanza d’arresto – è il suo uomo di fiducia: gli dà consigli per le intimidazioni e per le questioni più delicate”. Un rapporto alla pari, che autorizza “Gigi” anche a rimproverare “Zio Peppino”. “Sei uno stupido”, afferma in un’intercettazione.
È nel bar all’epoca gestito da Luigi Forieri, persona socievole e amico di tutti, che il sodalizio avrebbe intercettato il consigliere comunale, vittima coi figli di tre attentati incendiari e dell’invio di proiettili per non avere dato seguito alla richiesta di appalti. E sempre Forieri sarebbe stato una sorta di “informatore” del sodalizio, pur non facendo parte dell’associazione.
Silvana Cortignani
