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“Agricoltura, non si può fare a meno della manodopera dei migranti”

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Remo Parenti di Confagricoltura

Remo Parenti di Confagricoltura

Mauro Pacifici

Mauro Pacifici di Coldiretti

Viterbo – “Agricoltura, non si può fare a meno della manodopera dei migranti”. Il messaggio di Confagricoltura e Coldiretti è chiaro: le capacità e il lavoro dei migranti nel settore agricolo sono ormai fondamentali.

I numeri di arrivi – come specificato da Coldiretti – sono sempre inferiori rispetto alla domanda. Ed è un lavoro che gli italiani, specialmente i più giovani, non vogliono fare più, se non occasionalmente. 

“Ci sono dei settori che non possono più fare a meno della manodopera dei migranti – spiega Remo Parenti, presidente di Confagricoltura -. Sono un fattore vincolante dello sviluppo dell’agricoltura. Gli italiani non lo vogliono fare più. Non so se anche a causa del reddito di cittadinanza. Fatto sta che il 50% degli italiani che lavora nel settore ha più di 50 anni.

Capisco che è faticoso, ma sarebbe un lavoro molto dignitoso da fare e anche molto ben remunerativo al contrario di quello che si dice. In campagna quindi vengono gli stranieri”.

C’è necessità di manodopera straniera – sottolinea Mauro Pacifici, presidente di Coldiretti -. Uno degli strumenti per andare avanti è proprio quello dei flussi migratori. Flussi ormai diventati stabili perché alcune persone vengono costantemente e ciclicamente in Italia e hanno acquisito una certa dimestichezza con il lavoro. Il luogo comune dice ‘Braccia rubate all’agricoltura’, ma in realtà non è così, Noi facciamo cibo, la cosa più delicata che c’è: poco prima ci sono le medicine, poi c’è il cibo. Fare bene il cibo significa farlo con la manovalanza giusta.

E le persone che ormai hanno esperienza riescono a portare una qualità di lavoro maggiore e, contemporaneamente, una sicurezza del lavoro. Queste persone che vengono ciclicamente, portano o promuovono persone con sé che hanno affidabilità, sia nelle aziende agroalimentari che zootecniche, dove serve una manodopera specializzata”.

E ancora sul lavoro degli italiani in agricoltura. 

“Sono stato ad un incontro dove si parlava di sicurezza sul lavoro, di manodopera, di braccianti – spiega Pacifici -: non penso che in Italia ci siano genitori che aspirano a fare intraprendere ai propri figli la carriera di bracciante agricolo. Quindi dobbiamo farci aiutare e menomale che ci stanno aiutando persone che hanno ancora la cultura del fare dei lavori che sulla carta sembrano più umili ma che in realtà sono lavori di grande importanza. Te ne accorgi quando sei a capo di un’azienda. Io oggi mi accorgo che la mia azienda funziona perché c’è la manovalanza giusta.

Un altro strumento che ci aiuta in questo lavoro è la possibilità di dare a pensionati o a studenti  l’opportunità di fare questa esperienza nel settore. Ci sono dei contratti che danno la possibilità a queste persone di lavorare 45 giornate in un anno, pagamento tracciato, regolare. Così riusciamo ad approcciare le persone che ne hanno bisogno. Troviamo giovani imprenditori italiani che vogliono intraprendere l’attività agricola, ma non ci sono così tanti ragazzi che vogliono fare i braccianti”.

In questo quadro la forza lavoro dei migranti diventa necessaria e di grande aiuto per portare avanti un settore importantissimo per il paese.

“C’e’ estremo bisogno del loro aiuto altrimenti vanno fatte delle scelte diverse – dice Parenti -. Per esempio, non si farebbe più ortofrutta: il settore è meccanizzabile ma fino a un certo punto. Alcune colture hanno bisogno di essere raccolte manualmente.

L’ortofrutta italiano è un settore leader europeo, in alcuni casi anche mondiale, se manca la manodopera smettiamo di farlo.

Annualmente vengono assunti in Italia oltre centomila operai. In provincia di Viterbo sicuramente il bisogno è inferiore, soprattutto rispetto ad alcune province meridionali, ma comunque, soprattutto nella produzione di broccoli (nel viterbese ci siamo specializzati in questa coltura) c’è bisogno. Ci sono tre aziende in particolare che assumono circa 100/150 persone al giorno.

E tutta la parte di Tarquinia e Montalto richiede manodopera e spesso non si trova. Quindi ben venga che si aprano i flussi per fare entrare più persone. Se non ci fossero cambierebbe il modo di fare agricoltura“.

“Siccome in agricoltura abbiamo bisogno di braccia – comprese le nostre che non facciamo gli imprenditori da dietro una scrivania – la manodopera serve. E’ un aiuto concreto – conclude Pacifici -. E possono venire da noi ad aiutarci a portare sulle tavole tutte le particolarità che la nostra terra produce. I numeri di arrivi sono sempre inferiori rispetto alle domande, stando ai dati della prefettura. Quindi non tutte le richieste di chi chiede manodopera dall’estero riescono ad essere soddisfatte”.

Elisa Cappelli


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