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Morte di Hassan Sharaf, sei indagati per omicidio colposo e omissione di atti d’ufficio

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Hassan Ramadan Mukhaymar Sharaf

Hassan Ramadan Mukhaymar Sharaf

Viterbo – (sil.co.) – Omicidio colposo e omissione di atti d’ufficio. Sono i reati ipotizzati dalla procura generale che ha chiuso così l’inchiesta per la morte di Hassan Sharaf, il detenuto 21enne egiziano che il 23 luglio 2018 si è impiccato in cella d’isolamento, individuando sei indagati tra i quali l’allora direttore e il comandante della penitenziaria.

Per la morte del giovane, deceduto dopo una settimana di agonia al reparto rianimazione dell’ospedale di Belcolle, è già in corso a Viterbo un processo a due agenti della penitenziaria, imputati di abuso dei mezzi di correzione in concorso, in seguito a uno schiaffo, ripreso dalle telecamere interne al carcere, dato al 21enne, che si agitava, poco prima che si impiccasse.

La procura generale ipotizza adesso il reato di omicidio colposo a carico dell’allora direttore Pierpaolo D’Andria, del responsabile di medicina protetta Danilo Monarca, del responsabile della sezione d’isolamento Massimo Riccio e della dottoressa di medicina protetta Elena Niniashvili.

L’ex direttore, il comandante Daniele Bologna e l’agente Luca Floris, in caso di rinvio a giudizio, dovranno invece rispondere di omissione di atti d’ufficio.

La procura generale, il 10 dicembre 2021, su richiesta degli avvocati Giacomo Barelli e Michele Andreano, aveva avocato a sè l’inchiesta per istigazione al suicidio di cui la procura di Viterbo aveva chiesto l’archiviazione, ad eccezione della vicenda dei due agenti finiti a processo per lo schiaffo.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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