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Viterbo – Dorin Cosmin Tebuie sarà sepolto nel cimitero vicino a casa della mamma, che vive in un piccolo borgo in provincia dell’Aquila.
La donna, che lo vuole con sé, dopo il rilascio della salma ai familiari da parte della procura, ha dato incarico a un’agenzia funebre abruzzese perché il corpo del figlio venga trasferito da Viterbo, dove è morto in carcere la notte tra sabato 25 e domenica 26 marzo, al camposanto dove sarà sepolto e dove potrà recarsi ogni giorno a portargli i fiori e dire una preghiera.
Dorin Cosmin Tebuie è il detenuto 26enne, classe 1997, venuto tanti anni fa in Italia con la famiglia, che sognava un futuro migliore nel nostro paese.
A Latina, dove viveva e lavorava, il giovane è invece inciampato nell’arresto e in una condanna penale a cinque anni di reclusione, diventati quattro in appello, per una rapina e l’incendio dell’auto della vittima, picchiata a sangue dalla coppia, messa a segno nell’estate 2021 con un complice italiano, anche lui condannato, in una frazione del capoluogo pontino.
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Arrestato quasi due anni fa, sperava di lasciare presto Mammagialla per tornare a Latina agli arresti domiciliari, quando ha invece trovato la morte nel sonno, apparentemente per cause naturali. Un decesso sul quale il pm Eliana Dolce ha aperto un fascicolo contro ignoti, disponendo l’autopsia e anche gli esami tossicologici sul cadavere, per relazionare sui quali il medico legale Benedetta Baldari si è presa i canonici sessanta giorni di tempo.
Tebuie, che aveva compiuto 26 anni lo scorso 11 marzo, avrebbe voluto festeggiare la ricorrenza coi compagni di reclusione: “Aveva chiesto alla mamma di portargli una torta, quando sarebbe venuta a fargli visita, da dividere con gli altri detenuti. A conferma che in carcere si trovava bene, si era ambientato ed era sereno. Stava scontando la sua pena e pensava al futuro”, ribadisce il difensore Giovanni Codastefano del foro di Latina, dove il 26enne era residente.
Ma il feretro non sarà tumulato nel cimitero di Latina. La mamma, cui Cosmin era legatissimo, lo vuole vicino.
Madre e figlio si sentivano tutti i giorni, anche sabato, all’ora di pranzo, quando il giovane ha chiuso la chiamata come tutte le altre volte “ciao mamma, va tutto bene”, salvo morire nel sonno poche ore dopo.
Silvana Cortignani
