La vittima, Dario Angeletti – Nella sala consiliare durante un incontro nel 2019
Tarquinia – Una foto iconica quella di Angeletti che parla durante uno dei tanti incontri che ha tenuto nella sala consiliare del comune di Tarquinia.
In queste vesti l’avvocato di parte civile Paolo Pirani, che assiste il comune, ha voluto ricordare ieri “il professore”, come lo chiamavano tutti in città, durante la discussione del processo in corso davanti alla corte d’assise del tribunale di Roma al suo assassino.
A ucciderlo, il 7 dicembre 2021 con due colpi di pistola sparati alla nuca, alle Saline di Tarquinia, è stato Claudio Cesaris, 70 anni, tecnico in pensione dell’università di Pavia, detenuto da circa un mese in un reparto di medicina protetta a causa delle precarie condizioni di salute. Per lui, lo scorso 17 novembre, il pm Alessandro Gentile della procura di Civitavecchia ha chiesto una condanna a 23 anni per omicidio e stalking.
Vittima il docente Unitus Dario Angeletti, cinquantenne di Tarquinia: “Che a Tarquinia ha deciso di restare nonostante potesse permettersi di fare carriera ovunque e cui ha deciso di dedicare la sua attività a favore dell’ambiente, presso il centro sorto nella riserva naturale delle Saline, tanto più significativo, per lui e la città, perché situato a metà strada tra due centrali”.
L’omicida, Claudio Cesaris
Un fiume in piena l’avvocato Pirani, che ha parlato subito dopo i legali Rodolfo Bentivoglio e Massimiliano Zoli per i familiari e prima dei legali Andrea Fedeli e Eliana Saporito per l’università e la ricercatrice da cui Cesaris era ossessionato al punto di uccidere quello che per lei era un collega, ma che nella sua mente vedeva come un rivale.
“Per Tarquinia la perdita di Angeletti non si può ridurre al danno d’immagine. È un danno alla comunità, all’ambiente. Il professore aveva fatto una scelta di vita, decidendo di restare sul suo territorio”.
“È morto senza che potesse esserci il passaggio di testimone. Un lutto iniziato alla vigilia dell’Immacolata, ovvero alla vigilia delle festività di fine anno, che è durato per giorni, con la città presa d’assalto dai giornalisti, in un clima surreale, mentre la gente, prostrata, non usciva più di casa per non sentirsi fare domande”, sottolinea Pirani.
L’avvocato di parte civile del comune, Paolo Pirani
“La comunità ha sviluppato in quei giorni terribili un senso di vicinanza collettiva alla famiglia di Dario. Tarquinia ‘conosceva’ Angeletti e ‘il professore’ ricambiava, facendo spesso convegni nella sala consiliare del comune, rivestendo un ruolo di vigilanza ambientale attiva che è venuto meno con lui, tarquiniese che aveva scelto di mettere le sue competenze al servizio di Tarquinia”, sottolinea l’avvocato del comune.
Un’ultima osservazione, in punta di diritto. “Non si può definire Cesaris un reo confesso, ha confessato perché non poteva fare altrimenti, perché tutto lo inchiodava alle sue responsabilità, a partire dalla videosorveglianza del comune, cercando comunque durante l’interrogatorio di raccontare un’altra verità, la verità che poteva fargli più comodo”, conclude il legale.
Il 19 aprile sarà il turno degli avvocati Michele Passione di Firenze e Alessandro De Federicis di Roma, difensori di Cesaris. Se i tempi lo consentiranno, la corte nella stessa giornata potrebbe ritirarsi in camera di consiglio per la sentenza.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


