Viterbo – “Aurora porta all’apice la lingua dei romanzi di Giorgio Nisini”. Raffaello Palumbo Mosca è professore associato di letteratura italiana presso l’università degli studi di Torino. Ha insegnato letteratura alla University of Chicago e alla University of Kent in Inghilterra. “Trovo che quella di Giorgio al premio Strega – ha poi detto Palumbo Mosca – sia una candidatura forte”.
Giorgio Nisini è candidato al premio Strega 2023, uno dei più importanti riconoscimenti letterari di sempre.
Raffaello Palumbo Mosca
Cosa ne pensa della candidatura di Giorgio Nisini al premio Strega e cosa rappresenta per lei il romanzo Aurora?
“Sono molto favorevole alla sua candidatura e trovo che sia una candidatura forte. Non solo per i suoi romanzi precedenti che tutti conosciamo, ma anche perché credo che Aurora sia la sua opera più matura. Sia da un punto di vista linguistico, perché la lingua di questo romanzo porta all’apice le qualità della lingua che usa Giorgio nei suoi romanzi, vale a dire la sua capacità di scegliere il lemma giusto a freddo. Una scrittura che può apparire distanziante ma che invece è estremamente esatta. E questa è una peculiarità che distingue Giorgio dagli agli autori della letteratura contemporanea. Autori che puntano soprattutto sul caldo. Dopodiché la riattualizzazione di una fiaba è un’operazione molto interessante che riesce ad essere convincente. E non era per nulla scontato che si riuscisse a dire qualcosa del presente estraendone l’archetipo della fiaba”.
Cosa significa saper scegliere un lemma a freddo?
“Significa che la scrittura di Giorgio non tende immediatamente al coinvolgimento emotivo del lettore, e questo secondo me è una grande qualità. Perché poi il lettore viene coinvolto sia emotivamente che cognitivamente, ma la temperatura della narrazione è sempre tenuta molto sotto controllo”.
Che ruolo ha la fiaba nel panorama letterario contemporaneo?
“Quando si è capaci di utilizzarla, la fiaba ha il ruolo del mito. Perché la fiaba, in fondo, è il divenir profano del mito. Quindi è un archetipo molto difficile da attualizzare, ma che funziona. Perché va a toccare alcune strutture primarie della nostra comprensione della realtà”.
Giorgio Nisini
Massimo Onofri parla del libro di Giorgio Nisini dicendo che si tratta di una fiaba contemporanea e al tempo stesso una riflessione su di essa e una sua decostruzione. Lei che ne pensa?
“Come sempre Massimo Onofri coglie nel segno. Si vede infatti che l’opera di Giorgio è il libro di uno scrittore, ma anche di un intellettuale. Quindi la decostruzione della fiaba è di fatto la sua attualizzazione”.
Intellettuale e al tempo stesso scrittore. Non le sembra un’anomalia per la letteratura contemporanea e per un premio come lo Strega?
“Che ci sia una minore attenzione all’intellettuale che è anche scrittore è innegabile e lo si vede dai numeri. C’è tuttavia Michele Mari oppure Alessandro Piperno. Ciononostante ciò che si vede è una prevalenza dello storytelling che è l’esatto opposto dell’intellettuale scrittore, cioè la scrittura che riflette su se stessa e i suoi stessi meccanismi. Lo storytelling è più immediatamente comprensibile”.
Fin dove può arrivare Nisini in quest’ultima edizione del premio Strega?
“Spero tra i primi cinque. Poi dopo i giochi sono diversi”.
Daniele Camilli
– Massimo Onofri: “Premio Strega: Giorgio Nisini è una voce fuori dal coro, uno scrittore e al tempo stesso un intellettuale…”

