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Primavera e i vecchi sono ancora troppo lenti a morire però…

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Renzo Trappolini

Renzo Trappolini

Viterbo – Dicono che, tra le cose che con l’età si indeboliscono, la memoria è tra le prime e che, da anziani, accade di ricordare meglio le cose di ieri e meno quelle più recenti. Forse perché di queste rimangono più vive certe sgradevoli sensazioni, acuendo così la paura del futuro che, si sa, i vecchi coltivano molto interessati. Sarà, dunque, questa la causa per cui, sentendo la Cgil annunciare il suo prossimo sciopero generale in questa stagione, il ricordo è andato a molte delle primavere vissute, quando, ad esempio, Elly Schlein era poco più che poppante e Giorgia Meloni finiva le elementari.

Al ritorno delle rondini sotto il tetto, infatti, la gente o scendeva in sciopero o la chiamavano alle urne per le elezioni, amministrative, politiche o per i referendum. Anche sul sì o no agli spot durante i film in televisione. Era il 1995 e nonostante gli anti pubblicità avessero preso a prestito lo slogan di Federico Fellini: “Non si interrompe un’emozione”, gli italiani preferirono aiutare a far cassa la Rai dei partiti e le reti di Berlusconi.

Pochi gli anni senza i primaverili riti sindacali o elettorali. Nel ‘900, il 1997 delle domeniche a piedi, il ‘98 del nuovo calendario delle estrazioni del lotto e, ad inizio terzo millennio, il black-out elettrico del 2003, preceduto però dallo sciopero generale per il mercato del lavoro.

Nelle primavere che seguirono le cose non andarono diversamente, ma è roba troppo recente perché la senilità della memoria di chi scrive possa darne attendibilmente conto.

La vecchiaia resta, infatti, malattia ineluttabile per la quale, dicevano i nonni, bisognerebbe inventare un vaccino da somministrare però al momento della nascita, timorosi, loro, che – come spesso avvenuto nella storia, da Sparta in poi – a qualcuno non rivenga in mente che “i vecchi bisognerebbe eliminarli da piccoli”.

A proposito. Mentre si fa tanto parlare di diritti civili per questo e quella, del diritto “di star soli” da assicurare agli anziani poco si dice. Anzi affatto. Eppure, quanti sono quelli che le condizioni economiche o l’abbandono, costringono nelle camerate di un qualche ricovero?

Diceva uno di questi ospiti: ”Vorrei che lo stato facesse una riforma (ma la cosa riguarda – e forse a maggior ragione – gli ammalati in ospedale) per assegnare ad ogni ricoverato una stanza, anche microscopica, a protezione della sua personalità, del suo pudore”.

Così ricorderebbe, forse, meglio le cose anche recenti ed invece di stare a temere il futuro con l’annesso inevitabilmente prossimo congedo– sarebbe nel presente testimonianza visibile di quel diceva un saggio: “Invecchiare è l’unico mezzo fino a oggi scoperto per vivere a lungo”.

Renzo Trappolini


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