Tribunale di Viterbo
Viterbo – (sil.co.) – Professore indagato per violenza sessuale, chiesto il rinvio a giudizio.
Si tratta del docente di un istituto superiore del capoluogo finito nei guai in seguito alla denuncia di una studentessa cui si sarebbe accodata un’altra compagna di scuola, anche lei secondo quanto emerso presunta vittima di abusi.
Entrambe minorenni all’epoca dei fatti, avrebbero accusato il professore di averle palpeggiate a scuola durante l’orario delle lezioni.
L’inchiesta, che avrebbe fornito agli investigatori abbastanza elementi di riscontro al racconto delle due ragazze per andare avanti, si è chiusa nei giorni scorsi con una richiesta di rinvio a giudizio da parte della procura della repubblica di Viterbo.
L’insegnante, che adesso rischia di finire sotto processo, è difeso dall’avvocato Francesca Bufalini. Dovrà comparire a maggio davanti al gup Savina Poli.
L’avvocato Francesca Bufalini
Gli abusi sarebbero avvenuti nell’istituto superiore del capoluogo frequentato dalle presunte vittime, due ragazze che all’epoca dei fatti sarebbero state ancora minorenni.
Secondo il racconto delle parti offese, il docente non avrebbe perso occasione per toccarle. Anche nei corridoi, mettendo ad esempio loro le braccia attorno alle spalle con la scusa di accompagnarle in classe, approfittando della vicinanza per sfiorare le zone erogene.
Le presunte vittime avrebbero inoltre riferito agli investigatori anche di foto “rubate”, scattate dal professore mentre erano di spalle.
Una vicenda delicata, da cui sono scaturite serrate indagini da parte della procura della repubblica, chiuse dal pubblico ministero titolare del fascicolo con una richiesta di rinvio a giudizio.
– Abusi su due studentesse, professore indagato per violenza sessuale
Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

