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Professoressa bulla, la presunta vittima tredicenne compie venti anni

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La scuola media di Bagnoregio

La scuola media di Bagnoregio

Giovanni Labate

Il difensore Giovanni Labate

Bagnoregio – (sil.co.) – Prof bulla, dopo sei anni stop al processo per altri 9 mesi. Era il titolo dello scorso mese di giugno.

Adesso il processo, a distanza di sette anni, è slittato al prossimo autunno. Solo per la ricalendarizzazione, visto che sarà affidato a uno dei nuovi magistrati in arrivo al tribunale di Viterbo.

La presunta vittima, un ragazzino all’epoca tredicenne, attualmente ventenne.

Di buono c’è, per così dire, che non ci sono più parti civili, dopo la revoca della costituzione da parte dei genitori di un ragazzino all’epoca tredicenne che nel 2016 sporsero denuncia. Ma l’ex docente di italiano dell’istituto di Bagnoregio imputata di maltrattamenti aggravati in classe, una sessantenne originaria di Castel Giorgio difesa dall’avvocato Giovanni Labate, dovrà restare ancora a lungo sulla graticola. 

L’ultima udienza utile risale a marzo dell’anno scorso, quando furono sentiti i primi testimoni della difesa. L’insegnante, a febbraio 2016, fu denunciata dai genitori dell’adolescente allertati da due catechiste e pochi giorni dopo sospesa dal servizio.

Durante una lezione sul bullismo, gli stessi studenti avrebbero riferito le condotte della docente. A far scattare l’allarme sono stati quindi i minori presunte vittime dell’imputata.

Nel frattempo sono trascorsi sette anni dalla denuncia dei genitori dell’allora minore, risalente al 2016 i quali, dopo essersi costituiti parte civile a caldo, hanno rinunciato a essere parte attiva nel processo.  

Il personale docente e scolastico, sentito in aula, ha escluso qualsiasi comportamento abusivo da parte dell’imputata, Giuseppina Castellani.


Umiliato davanti all’intera classe

La professoressa di italiano, secondo l’accusa,gli avrebbe dato dello “stupido”. Siccome lui si rifiutava, lo avrebbe fatto buttare fuori dalla classe dai tre compagni più robusti. Avrebbe invitato gli altri a colpirlo con un righello, “così impari”.

Gli avrebbe detto “basso” con l’intenzione di offenderlo, per via della non elevata statura: “Tu le prenderai sempre, perché sei piccolo”. E avrebbe calcato ulteriormente la mano sulle sue “debolezze” dicendogli “non ti interrogo, tanto hai il 6 politico”, solo perché, essendogli stata certificata la disgrafia, le sue interrogazioni dovevano essere programmate.

Gli avrebbe detto “puzzi”, quindi gli avrebbe spruzzato addosso dello spray deodorante, sempre davanti ai compagni. 


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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