La rapina del 14 marzo 2018 alla gioielleria Bracci (nel riquadro Giuseppe Trovato)
Viterbo – Rapina in gioielleria, procura pronta a schierare 21 testimoni contro il boss di mafia viterbese Giuseppe Trovato e il ristoratore Antonio Loria, accusati di essere i mandanti del colpo a mano armata da centomila euro del 14 marzo 2018 da Bracci, tra piazza Verdi e l’inizio di corso Italia.
Ma per sentire i primi dieci bisognerà aspettare il 14 maggio 2024, poi giugno e luglio dell’anno prossimo, quando dovrebbe arrivare la sentenza. L’udienza di ieri, per sentire i primi quattro testi dell’accusa, è slittata di 14 mesi a causa della diversa composizione del collegio.
Presente in videocollegamento dal carcere di Nuoro, dove è detenuto al 41 bis, il boss Trovato, condannato a 12 anni e 9 mesi in via definitiva per mafia viterbese.
Non c’era invece il coimputato Antonio Loria, che lo scorso mese di novembre ha ribadito la sua innocenza nel corso di una lunga e sentita intervista a Tusciaweb: ” Mai mi sono macchiato di crimini di tal fatta e le ignobili accuse mosse da personaggi davvero poco credibili potranno essere verificate dal tribunale”, ha detto.
Antonio Loria, da anni si professa innocente
Gli imputati sono difesi dagli avvocati Giuseppe Di Renzo del foro di Lamezia Terme (sostituito dal collega Marco Valerio Mazzatosta) e Samuele De Santis del foro di Viterbo.
Nessuno dei due è viterbese, anche se da anni imprenditori nella Tuscia. Trovato, nato 48 anni fa a Lamezia Terme in provincia di Catanzaro, era all’epoca titolare di tre compro oro a Viterbo. Loria, 61 anni, è invece originario di Mercato San Severino in provincia di Salerno.
Lo scorso 22 novembre, dopo diversi rinvii, c’è stata l’ammissione delle prove. Il rinvio a giudizio da parte del gup Rita Cialoni risale a oltre un anno fa, il 7 settembre 2021. Ma perché il processo entri nel vivo bisognerà per l’appunto attendere ancora più di un anno.
Rapina alla gioielleria Bracci – Il recupero dell’auto della fuga
Rapina sfociata in sparatoria
Il 14 marzo sono trascorsi cinque anni esatti dalla rapina sfociata in sparatoria, per fortuna senza vittime, che mise in subbuglio la città all’ora di pranzo del 14 marzo 2018, quando entrarono in azione i quattro esecutori materiali del colpo catturati a tempo di record dai carabinieri: due donne che facevano da palo in auto sulla salita di Santa Rosa e due uomini, uno dei quali l’ex pentito Ignazio Salone, uscito dal carcere poche poche settimane prima. Salone, 51 anni, originario di Torre del Greco, sta scontando in carcere una condanna a otto anni e 8 mesi, confermata in appello, per la rapina.
Alla sbarra anche la rapinatrice incinta
Una delle due donne, Jenela Grancea, di 27 anni, incinta all’epoca del colpo, rilasciata per via della gravidanza, è l’unica dei componenti del quartetto non sottoposta a giudizio immediato e rinviata a giudizio successivamente, finita a processo con i presunti pianificatori Trovato e Loria, quest’ultimo accusato anche di detenzione ai fini di spaccio di stupefacenti.
Spaccio di cocaina alla Viterbo bene
Loria è accusato di spaccio di cocaina, acquistata e detenuta, secondo le indagini della procura, sfociate nella richiesta di rinvio a giudizio subito dopo il primo lockdown, nella primavera 2020, per cederla a diverse persone, anche della cosiddetta Viterbo bene, tra cui un avvocato, tra marzo e ottobre 2018.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


