I Tre Re – Giampiero Proietti, Eleonora Di Andrea, Marina Cionfi
Viterbo – “Tre Re, dove c’è la prova che Dio esiste”. Come una volta disse un cliente del ristorante che si trova in via del Macel gattesco a Viterbo. Dal 1622, tra i più antichi in Europa e in Italia. E anche con la gestione di più lunga data della città. Perché i suoi proprietari, Giampiero Proietti, Eleonora Di Andrea, Marina Cionfi e il figlio Giuliano Proietti stanno lì da 30 anni. In un ristorante che si trova sempre negli stessi locali, con un arredo risalente alla fine dell’Ottocento, inizi Novecento, da più di 400 anni.
Viterbo – I Tre Re
“Abbiamo una certificazione del comune del 1930 – raccontano Eleonora Di Andrea e Giampiero Proietti – dove i vecchi proprietari, tra loro la sora Amelia Zucchi, avevano fatto una ricerca sul nome del locale. Da quest’ultima risultò che le prime notizie del ristorante risalivano agli inizi del ‘600. Era un’antica locanda, con una sala per mangiare, una cucina e due stanze al piano di sopra per i pellegrini. Con un ingresso su piazza delle erbe con tanto di cambio sosta come punto di riferimento per i pellegrini”.
All’inizio però il nome non era Tre Re, ma Tre Mori. “Visto che era un punto di riferimento per i pellegrini – spiega Giampiero Proietti – probabilmente alloggiarono qui tre nobili signori che fecero che pagarono pranzo e alloggio a tutti i pellegrini che passavano, facendo arricchire l’oste. Fu così che il nome del locale cambiò in Tre Re, come omaggio a questi tre nobili che passarono di qui”.
Il ristorante è citato anche nei Vitelloni di Federico Fellini, quando i protagonisti, tra loro Alberto Sordi, si prendono a braccetto e vanno verso via Roma e piazza del comune.
Una storia, quella dei Tre Re, quella di Giampiero Proietti, Eleonora Di Andrea e Marina Cionfi, la cuoca del ristorante, che inizia il 16 gennaio di 30 anni fa. “Siamo una famiglia di ristoratori – sottolinea Giampiero Proietti -. Eleonora è mia moglie, con lei ci siamo conosciuti quando aveva 14 anni e io 16. Mio padre aveva un altro ristorante, la Scaletta in via Marconi, suo padre lavorava in banca d’Italia e veniva spesso a mangiare da noi. Io e lei ci siamo messi insieme a una festa e non ci siamo più lasciati. Stiamo insieme da 47 anni, abbiamo due figli, Giuliano e Rachele, e adesso siamo nonni, con due nipoti”.
Viterbo – I Tre Re
La decisione di prendere i Tre Re è tuttavia di Eleonora Di Andrea. “Io mi ero fatta un bel bagaglio di esperienze. Con mia cognata Marina Cionfi volevamo qualcosa di nostro. I vecchi proprietari, Settimio, Carla e Augusto Tamantini, volevano vendere il ristorante ed è così che abbiamo preso la palla al balzo. All’inizio c’era anche mia sorella Barbara. Marina invece era la figlia più grande di 5 fratelli e cucinava per tutti da sempre. Una donna che sa fare tutto. Ha vinto anche diversi premi a livello nazionale”.
Viterbo – I Tre Re
Il locale è rimasto sempre lo stesso, “abbiamo solo fatto solo piccole modifiche – prosegue Di Andrea -. Gli arredi sono qui dalla fine dell’Ottocento”.
Una tradizione che caratterizza anche il menu del ristorante. “Abbiamo sempre mantenuto la cucina degli anni ’70, quella di una volta. Una cucina casereccia, con sughi compatti e sostanziosi che richiedono ore di lavorazione. E la clientela apprezza moltissimo quello che facciamo. Una volta un signore mi disse: “Ho la prova che Dio esiste”. E questo dopo aver mangiato la zuppa di ceci e castagne.
“Io ho iniziato a lavorare a 13 anni – aggiunge Eleonora Di Andrea -, mio marito a 16. Giocavo a basket con la squadra di Viterbo, quella che è arrivata in serie A, diventata poi Bata. Siamo i ristoratori più vecchi di Viterbo, assieme al Grottino”. Quarantatre posti in tutto e un solo turno. Tutto servito in servizi di piatti, bicchieri e posate “ereditate da mio padre Goffredo – commenta Giampiero Proietti – e da mia madre Anna”.
Viterbo – I Tre Re
I piatti tipici. “Acquacotta alla viterbese, lombrichelli alla viterbese conditi con la matriciana, zuppa di ceci e castagne, fettuccine ai funghi porcini, pollo alla viterbese, trippa, maialino con le patate, crostone di vitella ai porcini, porcini arrosto con patate. Serviamo anche il porcino intero – fa notare Proietti – non a pezzetti come fanno alcuni. Poi tutti i giorni Marina fa un primo e un secondo diversi dal giorno prima”.
Un locale e una famiglia che hanno fatto la storia della ristorazione viterbese. E, al tempo stesso, hanno visto cambiare la storia di Viterbo. “Prima la città era molto diversa da come è adesso – dice Eleonora Di Andrea -. C’erano tantissimi eventi, tante mostre, come quella dell’antiquariato a palazzo papale. La gente era tanta e spendeva molto. Poi è andato tutto svanendo. Mostre e fiere non ci sono più, mancano gli eventi. Dopo il Covid, inoltre, tutto è cambiato. Definitivamente. Spesso in peggio. Ma la clientela, nella maggior parte dei casi, fortunatamente guarda sempre alla qualità. Apprezzando il lavoro che c’è dietro a ogni piatto”.
Daniele Camilli
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