Viterbo – “San Pellegrino in Fiore, siamo disposti ad acquisire il brand”. I detentori si sono detti favorevoli a cedere all’amministrazione comunale il logo e la sindaca Chiara Frontini concorda.
Viterbo – Consiglio comunale
Nel frattempo, quest’anno Viterbo in Festa prenderà il suo posto. Visto che a palazzo dei Priori avevano deciso di non realizzare la manifestazione, privati, associazioni e pro loco hanno deciso di mettere in piedi l’iniziativa già in cantiere, proprio tra fine aprile e il primo maggio.
Il comune ha deciso di appoggiare l’evento, sperando che nel 2024 torni la manifestazione, quella vera.
Intanto, in consiglio comunale Frontini si è detta disposta ad acquisire il nome. “C’è la totale disponibilità – ha precisato la sindaca – occorre capire quali siano le condizioni”.
Poi si è difesa dalle critiche, non poche, per la scelta di saltare l’edizione 2023. “Non è stato a cuor leggero rimandare di un anno, che sia condivisibile o meno.
Ricordo che una delle edizioni più belle fu nel 2012. Non a caso, dalla regione arrivò un finanziamento di 80mila euro. Si era chiamato Viterbo in Fiore, complessivamente costò 180mila euro. Le successive sono state in gran parte come mostra mercato e non è esattamente quello che l’amministrazione vorrebbe fare”.
Palazzo dei Priori punta in alto e per farlo servono soldi. Non c’erano e quindi non si fa, è la linea seguita. Non la pensano così dall’opposizione. “Avete avuto 10 mesi per organizzarlo – osserva il capogruppo Pd Alvaro Ricci – le risorse c’erano eccome, anche 100-150mila euro lavorando in dodicesimi. Diciamo che il vostro è stato un errore di gioventù”.
Opinioni diverse, anche se il primo cittadino ha assicurato: “Non avevamo comunque intenzione di lasciare il centro storico vuoto in quei giorni”.
E in fatto d’opinioni, quella di Andrea Micci (Lega) è piuttosto netta: “Voi avete venduto un Natale a Viterbo come bellissimo, ma è stato disastroso – osserva Micci – per santa Rosa, escluso quello fatto a altri enti, è stato penoso. E adesso Viterbo in Fiore avete preferito non farlo”. Manca il terzo aggettivo.
Giuseppe Ferlicca
