Tribunale di Viterbo
Viterbo – (sil.co.) – Pentito di mafia sotto protezione finisce a processo col giudizio immediato per maltrattamenti in famiglia e lesioni. Imputato un collaboratore di giustizia della provincia di Catania, arrestato l’anno scorso in seguito alla denuncia della moglie.
In tribunale coi lobi delle orecchie tagliati, alla prima udienza del processo la parte offesa ha spiegato che è stato il marito a ridurla così, strappandole con violenza un paio di orecchini che aveva addosso.
La coppia, che viveva in un albergo viterbese coi soldi del programma di protezione, era residente da anni sotto copertura nella Tuscia, quando la donna, portata in ambulanza al pronto soccorso dell’ospedale di Belcolle dopo essere stata trovata riversa a terra in via della Cava, con una brutta frattura al piede, ha detto di essere stata scaraventata giù dal marciapiede dal marito, il quale nel frattempo si sarebbe allontanato, lasciandola senza soccorso.
Era il 6 ottobre 2021. A chiamare il 118 sarebbero stati alcuni commercianti di via della Cava. L’uomo, un collaboratore di giustizia sottoposto da anni a programma di protezione, è stato poi arrestato nel 2022, in seguito alla querela sporta dalla presunta vittima, che avrebbe raccontato agli inquirenti il calvario vissuto in oltre trenta anni di matrimonio.
Carabinieri e polizia al pronto soccorso di Belcolle – Immagine di repertorio
Ieri è stata la volta dell’imputato, giunto in aula scortato dalla penitenziaria, il quale, accettando di farsi interrogare, ha negato ogni addebito davanti al giudice Ilaria Inghilleri.
Compreso il cruento episodio degli orecchini. “Lei lo dice – ha risposto al pm – gli orecchini dalle orecchie glieli hanno strappati delle parenti quando vivevano ancora in Sicilia e io ero detenuto”.
“Mai”, ha ripetuto più volte in rapida successione, rispondendo alle domande se avesse picchiato la moglie. “Mai botte, solo parole dette con la bocca”, ha insistito.
A proposito di “parole dette con la bocca”, l’avrebbe umiliata dicendole “fai schifo, sei grassa, sei senza denti, mi fai vomitare”. Ma davanti al giudice ha negato anche questo:”Pure io sono senza denti, come avrei potuto dare a lei della sdentata?”.
La donna, chiamando i carabinieri, sempre nel 2021, lo avrebbe inoltre accusato di tradirla: “Io? Soffro di cuore, non posso permettermi un’amante”.
Relativamente alla caduta della moglie dal marciapiede e al suo allontanamento si è giustificato: “Era bagnato perché era piovuto, io le ho detto di aggrapparsi a me, ché era pericoloso, ma lei non ha voluto saperne ed è scivolata. Non mi sono allontanato, quando ho visto che aveva la caviglia fratturata l’ho lasciata a terra e sono andato a prenderle le medicine. Sono stati i commercianti a chiamare l’ambulanza mentre ero via”.
A detta sua, la moglie non sarebbe del tutto in sé a causa di un incidente, non meglio specificato, in seguito al quale avrebbe ricevuto una gran botta in testa.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

