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Montefiascone – (sil.co.) – Super hashish sul colle falisco, tutti gli ultimi testi contro il “londinese” in una sola udienza.
Saranno ascoltati a maggio, dopo che la difesa ha detto no all’acquisizione dei verbali degli interrogatori già effettuati ao testimoni in aula durante il processo al coimputato, condannato a 5 mesi con la condizionale per detenzione di sostanze stupefacenti a fine di spaccio aggravato dalla minore età degli assuntori il 21 gennaio 2020.
Imputato di spaccio a minori un giovane di nazionalità romena, nel frattempo trasferitosi a Londra – da cui il nomignolo “londinese” – che proprio accompagnando in tribunale alcuni testimoni del processo al coimputato, un connazionale, ha saputo di essere “ricercato”, ricevendo il giorno stesso, a sorpresa, la citazione a giudizio. Era “irreperibile” da quattro anni, quelli trascorsi per lavoro a Londra.
In concorso con l’amico, secondo l’accusa, tra il 2015 e il 2016, avrebbe fornito hashish di ottime qualità ad alcuni pusher di Montefiascone che spacciavano anche a minori.
Per l’imputato “londinese”, difeso dall’avvocato Elisabetta Centogambe, il processo, complice la pandemia, si è aperto solo lo scorso 10 gennaio davanti al collegio presieduto dal giudice Eugenio Turco, che martedì ha fissato un’udienza a maggio per sentire gli ultimi sei testimoni residui dell’accusa.
Protagonisti una coppia di amici d’origine romena la cui attività di spaccio sul colle falisco, tramite pusher, che cedevano “fumo” e affini anche a studenti minorenni fuori scuola e a prato giardino, è stata scoperta tra il 2015 e il 2016 dai carabinieri del comando provinciale e in particolare dai militari del nucleo investigativo.
Militari autorizzati, secondo quanto emerso dalle testimonianze dello scorso 10 gennaio, a “frugare” tra i tabulati dei due sospetti pusher a caccia dei contatti coi clienti, allo scopo di trovare dei riscontri.
“Ovuli di hashish dal principio attivo altissimo”
“Abbiamo fermato due sospetti pusher in macchina, uno dei quali minorenne, che aveva con sé un borsello azzurro contenente ovuli di droga, 13 grammi di hashish che, per le modalità di confezionamento e l’altissimo principio attivo, pari al 33,66 per cento, potevano fruttare qualcosa come 186 dosi singole”, ha spiegato uno dei carabinieri che hanno condotto le indagini.
“Tanto, troppo, non hashish da poco, ma da far pensare a un ‘fenomeno’ preoccupante, allarmante. Il minore, inoltre, era attrezzatissimo, aveva bilancini e tutto il necessario per spacciare”, ha detto il militare del nucleo investigativo, spiegando che il ragazzo, deferito alla procura minorile che ne ha permesso l’interrogatorio davanti a un legale e ai genitori, ha poi collaborato in maniera decisiva alle successive indagini. “E’ stato lui a metterci sulle tracce dei due fornitori romeni”, ha sottolineato.
Fornitori che viaggiavano sempre in coppia
“Il ‘collaboratore’ ci ha indicato due giovani romeni, dicendo che comprava ovuli di hashish da 10 grammi sempre da loro e che erano sempre insieme, così come abbiamo constatato, ottenendo quindi il via libera all’analisi dei tabulati telefonici per capire chi fossero i clienti”, ha proseguito il militare, ripercorrendo le indagini, che hanno subito un’accelerazione il 5 gennaio 2016, per poi sfociare in una serie di perquisizioni a tappeto il 15 aprile dello stesso anno, a distanza di appena tre mesi.
Articoli: “Ovuli di hashish dal principio attivo altissimo spacciati da pusher minorenni” – Accompagna testi a un processo per droga ma scopre di essere uno degli imputati
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

