|
|
Viterbo – (sil.co.) – Supercar “truccate” per frodare il fisco dall’estero, Elio Marchetti chiede i lavori di pubblica utilità. Il commerciante di auto viterbese, non nuovo a problemi con l’erario, potrebbe cavarsela con una condanna lieve e attività di volontariato.
Dopo la richiesta di quattro condanne e dell’assoluzione della sorella di Elio Marchetti, Rosalba, ieri è stata la volta delle difese del fornitore tedesco Adrian Glowats e della dipendente Emilia Tiveddu, ovvero, rispettivamente, gli avvocati Anna De Cesare e Francesco Massatani.
L’avvocato Giuliano Migliorati, in aula per l’imprenditore Marchetti, arrestato il 3 maggio 2017 nell’ambito dell’operazione Déjà vu, ha depositato nel frattempo la memoria difensiva chiesta dal collegio ai fini dell’accoglimento del patteggiamento. Nonché la documentazione dell’Uepe attestante la presa in carico della richiesta dell’affidamento di Marchetti all’esecuzione di lavori di pubblica utilità, avendo già ottenuto il nulla osta del Ceis.
Le auto prese all’estero da Marchetti, secondo le difese, sarebbero state immatricolate e nazionalizzate a Foggia, solo perché a Foggia all’epoca c’era la Motorizzazione più veloce d’Italia. “Ed era interesse sia di Marchetti che del fornitore, di mestiere commercianti, che il tutto avvenisse il più rapidamente possibile per i propri clienti”, hanno sottolineato. “Glowats – ha detto in particolare De Cesare – ha avuto contatti solo ed esclusivamente con Marchetti”.
Massatani, riguardo alle contestazioni mosse alla storica dipendente di Marchetti, accusata col datore di lavoro di associazione per delinquere, ha parlato di “nulla cosmico”. “Non ha avuto alcun ruolo nella presunta associazione. Si è limitata a consegnare al suo datore di lavoro una scheda telefonica nuova per non farsi intercettare e ad accompagnarlo una volta a Latina. Al più favoreggiamento”, ha spiegato, chiedendo in prima istanza l’assoluzione.
Cinque gli imputati. Se sarà accolta la richiesta della pm Eliana Dolce che ha sua volta accolto un’istanza della difesa, Elio Marchetti (condannato a 2 anni e 8 mesi nel processo scaturito dal primo filone d’indagine) potrebbe cavarsela con tre mesi e 25 giorni in continuazione, grazie alla riforma Cartabia.
Proscioglimento in vista per la sorella. Per la dipendente e il fornitore tedesco le pene più pesanti. Meritano oltre un anno di reclusione per la procura, che contesta loro l’associaizione per delinquere. L’altra storica segretaria dell’imprenditore 49enne è stata invece assolta nell’altro processo.
Al centro dell’operazione Déjà vu scattata il 3 maggio 2017 un presunto “traffico” di 138 supercar, auto di lusso che sarebbero state importate dalla Germania e vendute a prezzi stracciati eludendo la normativa anti truffe carosello e eludendo il fisco dal “gruppo criminale” ai cui vertici ci sarebbe stato Marchetti, portato alla luce, tra il 2015 e il 2017, da polstrada e guardia di finanza.
Una sorta di “sequel” dell’operazione Red Zoll del 2014, nella convinzione che Marchetti avesse ripreso lo stesso gioco con società diverse. “Prezzi concorrenziali, fuori mercato”, li ha definiti all’udienza del 17 febbraio il pubblico ministero.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


