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Tentato omicidio a Mammagialla, parlerà la vittima con la testa fracassata a sgabellate

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Polizia penitenziaria

Polizia penitenziaria


Viterbo – (sil.co.) – Rissa finita nel sangue a Mammagialla, salvo ulteriori imprevisti è fissata per il prossimo mese di ottobre la discussione del processo per tentato omicidio in concorso ai cinque detenuti coinvolti nei gravissimi disordini scoppiati all’interno della casa circcondariale di Viterbo il 28 ottobre 2016.

Se tutto andrà bene, per la sentenza ci saranno voluti sette anni.

Tra gli imputati anche un boss legato alla criminalità organizzata capitolina di Tor Bella Monaca. Il processo è ripreso ieri davanti al collegio che, in diversa composizione, ha rinviato a settembre l’udienza destinata all’ascolto di tre testimoni già slittata lo scorso mese di novembre in seguito al legittimo impedimento di un difensore.

Saranno ascoltati in aula a fine estate un poliziotto penitenziario e due detenuti, entrambi parti offese, uno dei quali è anche imputato, mentre l’altro è solo parte civile nel procedimento in corso presso il tribunale di Viterbo.

Quest’ultimo, che si sarebbe soltanto difeso, è la vittima che ha avuto la peggio.

Preso a sgabellate in faccia, è stato trasferito d’urgenza in ospedale in codice rosso con la testa fracassata e ricoverato in prognosi riservata a causa della profonda lesione riportata al cranio. 


Il carcere di Mammagialla

Il carcere di Mammagialla


Sgabellate in faccia per un manico di scopa

Era un sabato pomeriggio, quando il detenuto rimasto gravemente ferito, sembra per difendersi da un’aggressione, si sarebbe armato di un manico di scopa, venendo colpito violentemente alla testa da una sgabellata sferrata da un compagno di sezione. Un episodio straordinariamente cruento, finito letteralmente nel sangue, in seguito al quale è stato chiesto dalla procura il rinvio a giudizio per rissa e lesioni aggravate di sei detenuti, uno dei quali rimasto “in solitaria” davanti al gup, trattandosi di un romeno nel frattempo recluso in un non meglio identificato carcere del suo paese.


Botte da orbi sotto gli occhi delle telecamere

Lo scorso 8 giugno ha raccontato cosa è successo in aula uno degli agenti che hanno ricostruito l’accaduto con l’ausilio dei filmati della videosorveglianza interna alla casa circondariale di Viterbo. “I filmati delle telecamere di sicurezza hanno ripreso, senza audio, quattro dei detenuti imputati mentre sono riuniti nella sala socialità. Poi, attivati da un quinto detenuto rimasto ignoto, vanno verso altri due detenuti. che invece stanno nel corridoio della sezione, aggredendoli”.


Dieci minuti d’inferno in carcere

“Uno dei quattro dà un pugno in faccia alla futura vittima della sgabellata, che cade a terra, beccandosi anche un calcio. Gli altri tre, invece, aggrediscono l’altro detenuto. Uno, poi, prova anche lui a colpire con un calcio il detenuto scaraventato a terra con un pugno che, per difendersi, afferra un manico di scopa che era in una cella”.“Uno dei quattro, a quel punto, gli sferra uno sgabello in piena faccia. Il tutto sarà durato una decina di minuti, tra le 16,50 e le 16,57”, ha concluso il penitenziario, i cui frame estrapolati dai filmati sono stati acquisiti nel fascicolo del processo. 


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Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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