Viterbo – Davvero pensiamo di essere i primi (e – anche se politicamente scorretti – non gli ultimi) ad aver a che fare con migrazioni e guerre?
Per esempio, almeno cinquemila anni fa, il popolo prediletto era in migrazione permanente e quando attraversava il mare c’era chi separava le acque. Quello che, non per niente, la Bibbia (e non solo) chiamava Sabaoth, il Dio degli eserciti, mentre i contemporanei greci credevano in dei che si sceglievano il contendente da proteggere in battaglia.
In epoca relativamente più vicina a noi, ci fu Roma e fa impressione leggere quel che lo storico Tacito scrisse a proposito dell’invasione del nord della Britannia. In questo discorso attribuito al condottiero scozzese Calcago, provate a sostituire la parola Britannia con Ucraina e vedete l’effetto che fa: “Ora, si aprono gli ultimi confini della Britannia e, dopo, non ci sono più altre tribù ma solo scogli e un flagello peggiore: i Romani, razziatori del mondo, gente che né l’oriente né l’occidente possono saziare. Massacrano, rapinano e con falso nome lo chiamano impero. Fanno deserto e dicono che è pace”.
Da costoro discendiamo, gente come quella sempre impegnata a mettere le mani sul mondo. Anche per loro le guerre dovevano apparire giuste e difensive, addirittura imposte dagli eventi. In pratica, però, come scrive uno storico d’oggi, Antonio Spinosa, erano “strade dell’espansionismo e dell’imperialismo”. D’altronde, tra migrazioni e guerre nacque e diventò caput mundi quella che oggi chiamiamo Roma capitale, fondata da Romolo e Remo che si fecero guerra – e si sa come andò – al pari del nonno Numitore e di suo fratello Amulio, il malvagio che rinchiuse nel convento delle Vestali la loro mamma Rea Silvia perché non procreasse ed invece un dio di passaggio – ma…senza che lei se ne accorgesse – tale Marte Silvano, la rese madre.
Progenitore di questi nostri antichi parenti fu, peraltro, un migrante, Enea, che era troiano ma gradito ai greci i quali gli assicurarono un corridoio umanitario di fuga perché a Troia pare fosse l’unico favorevole a riconsegnare alla famiglia la bella Elena rapita dal principe Paride, evitando così quella che fu la guerra mondiale di tremila anni fà.
Dunque, guerre, migrazioni, sopraffazioni e da sempre: dagli etruschi e faraoni agli Alessandro Magno e Giulio Cesare che tutti ancora osanniamo, a Napoleone, ai tedeschi d’Asburgo e quelli di Hitler, agli anglosassoni d’Europa e d’America, ai conquistadores iberici, agli zar e agli Stalin e Putin della grande madre Russia, senza dimenticare i commercianti del Sol Levante.
Così è andato, va e andrà il mondo, nonostante cortei e lamentazioni. A noi è toccato in sorte vivere questa parte di ripetizione delle storie umane, per di più quotidianamente angosciati da tg e talk annunciatori, quasi fossero i primi, di fatti tanto tragici quanto, nella sostanza, da sempre raccontati perché (chi può onestamente negarlo?) connaturati a quell’essere pensante che è l’uomo. Il quale non combatte per la sopravvivenza, come ogni buon animale che si rispetti, ma per libera scelta.
Certo, ogni guerra è da scongiurare e in ogni modo. La storia, però, in gran parte la fanno gli adoratori di Marte il quale, diceva Omero, “è un dio furioso, insensato, infernale”.
Renzo Trappolini
