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25 aprile tutti a casa e antifascisti

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25 aprile - La liberazione a Roma

25 aprile – La liberazione a Roma


Viterbo – Ogni 25 aprile – e da settantotto anni – l’Italia si ricorda antifascista. Un po’ come accadde, però non il 25 ma il 26 di aprile del 1945, quando “i pochi che per due anni avevano combattuto da partigiani, si trovarono circondati da una marea di ribelli della venticinquesima ora. Gente che aveva scoperto la libertà solo quando l’Italia era tornata libera”. Parole di Giampaolo Pansa, giornalista e scrittore di sinistra.

Non furono, infatti, molti quelli che in tempi di guerra presero le armi per sostenere l’avanzata di americani, inglesi, russi, cinesi… perfino brasiliani e australiani ed una parte degli italiani alleati con loro per cacciare dalla penisola i tedeschi alleati con un’altra parte di italiani.

Guerra elitaria, è stato scritto, se si considera che il numero dei partigiani civili non superò, pare, le 200.000 unità, accanto a migliaia di altri italiani in divisa militare. Ma anche e soprattutto guerra civile tra connazionali, molti in buona fede pure tra i vinti, i giovani che “quando tutto era perduto” si schierarono con Mussolini e la repubblica di Salò. Il comunista Luciano Violante appena eletto alla presidenza della camera, invitò a capirne “i motivi perché la liberazione dal nazifascismo diventasse un valore nazionale e generale e si potesse uscire dalle lacerazioni di ieri”.

Era il 10 maggio 1996 e oggi? Continua spesso l’odio, anche se fortunatamente non più nel sangue fratricida degli anni 43/45 né di quelli più recenti del terrorismo. Tuttavia, il lancio fuori tempo massimo di scivolosi estremismi parolai, botte e risposte non proprio patriotticamente disinteressate rischiano di far male ad una democrazia, la quale, seppur solida (ma era tanto solida la pace!), deve misurarsi con fantasmi di tirannidi soprattutto occulte, svolazzanti sulle differenze in aumento tra chi va in jet e chi muore nei barconi rovesciati sulle vie del mare tanto sognate quanto spietate. Tra la ricchezza ed il conseguente strapotere dei sempre più pochi e il “giusto per campare” di tanti, indifferenti ormai anche all’esprimersi in politica e più vicini ad ascensori in modalità discesa verso i piani del lavoro prima precario e poi schiavistico. Dove – ma per ora – sono in maggioranza i nuovi italiani o aspiranti tali dalla pelle nera.

La Costituzione del 1947 fa esplicito riferimento al ventennio solo nelle Disposizioni transitorie quando vieta “la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista”, ma è “geneticamente antifascista”, ha scritto Giovanni Valentini. È infatti il punto d’arrivo di un percorso iniziato con l’Aventino dei parlamentari che abbandonarono la camera dopo il discorso del 3 gennaio 1925 in cui il Duce, annunciando lo scioglimento delle organizzazioni di opposizione, diede il via alla dittatura e proseguito tra le violenze, la sovrapposizione del Partito allo Stato, le epurazioni, l’antisemitismo codificato e, infine, la guerra. Tragedia dalla quale, per reazione, nacque anche la lotta partigiana combattuta –disse Arrigo Boldrini, il comandante Bulow medaglia d’oro al valor militare – “assieme per riconquistare la libertà per tutti: per chi c’era, per chi non c’era, per chi era contro” e giungere, appunto insieme, alla Carta che, non a caso, porta le firme di un comunista, Terracini, di un cattolico, De Gasperi e del liberale De Nicola.

Purtroppo il clima politico e civile di oggi non pare quello di allora, del risveglio democratico, della costruzione di una nuova Italia e la tuttora mancata definizione della disciplina dei partiti per quanto riguarda il prescritto “metodo democratico” non lascia tranquilli. Nella prima repubblica, otto milioni di cittadini erano iscritti a partiti in cui la linea politica e la scelta di chi mandare governare a Roma e in periferia erano democraticamente e di volta in volta da loro espresse. È ancora e dovunque così, in questi tempi di partiti padronali in cui un twitt o i dieci secondi dichiarati in tv dal capo tutto determinano? Come può esprimersi efficacemente, in concreto, oggi, l’antifascismo per stoppare chi attizza il fuoco di opposti estremismi, culla confortevole in genere di aspiranti nuovi salvatori?

Renzo Trappolini


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