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Viterbo – (sil.co.) – Abusi sulle pazienti di una casa di cura del capoluogo, all’ennesimo cambio di collegio la difesa si dice pronta a sollevare la questione dell’utilizzabilità degli atti dell’istruttoria fin qui svolta, che ieri ha subito un nuovo stop in vista della nuova composizione della terna giudicante.
Il processo nel frattempo è stato rinviato a giugno, ma solo per una nuova calendarizzazione delle udienze. Tre le presunte vittime che si sono costituite parti civili, assistite dalla legale Cipriana Contu, mentre l’imputato è difeso dall’avvocato Marco Russo.
Si tratta dell’operatore tecnico assistenziale (Ota) trentenne arrestato il 9 ottobre 2018 con l’accusa di violenza sessuale in seguito alle denunce di tre pazienti di una casa di cura.
Presunte vittime tre donne sulla quarantina, nessuna delle quali viterbese. Gli episodi sarebbero avvenuti durante l’estate di cinque anni fa e consisterebbero in molestie sessuali verbali, palpeggiamenti e sfioramenti di parti intime.
A far scattare le indagini è stata una delle tre donne, che a fine settembre 2018 si era rivolta agli agenti della squadra mobile per denunciare gli abusi. Le pazienti, la cui attendibilità da sempre viene messa in dubbio dalla difesa, sono state interrogate in modalità protetta l’11 dicembre 2019.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
