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“Apparizioni, sono queste riunioni immaginifiche a rappresentare l’opera del cristiano nel mondo?”

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Madonna di Trevignano - La presunta apparizione del 3 aprile

Madonna di Trevignano – La presunta apparizione del 3 aprile

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Trevignano. Gli ingredienti delle storie di ordinaria sovrannaturalità ci sono tutti: statuetta che lacrima sangue, messaggi e ammonimenti ultraterreni raccolti gelosamente dalla veggente, momenti di intensissimo coinvolgimento interiore dei partecipanti agli incontri con il divino, ripetizione quasi cronometrica di questi eventi, persino la moltiplicazione dei pani (anzi, della pizza e degli gnocchi); e non mancano neppure l’incomprensione delle autorità ecclesiastiche, le insinuazioni degli scettici malvagi e la conseguente persecuzione della sciamana.

Qualcuno potrebbe osservare che in questa epoca moderna di razionalità, di scienza, di disillusione, simili manifestazioni lasciano il tempo che trovano. Possono essere giustificate in una religione fatta di superstizioni e di ritualismi apotropaici tipica delle culture primitive, come quelle studiate in un lontano passato da Tylor e Frazer in Africa, Sudamerica e  Oceania, o di quelle contadine descritte da De Martino e  Banfield  nel profondo sud dell’Italia a metà del novecento. 

Al contrario sembrerebbero banali illusionismi in un’epoca in cui anche la religione si fa più consapevole, alzando l’asticella del rapporto tra uomo e Dio a livelli di una teologia più profonda e raffinata e di una visione escatologica sempre meno legata a un impressionismo popolare e vocata piuttosto alla comprensione del vero ruolo dell’essere umano nell’universo.

Ma non è così. L’epoca attuale è anche quella degli influencer, dei manipolatori di una comunicazione di massa resa ancor più accessibile, diffusa e trasversale dalla tecnologia digitale: e non si parla tanto di Ferragnez & Co., quanto di sempre più abili politici, politicanti e venditori porta a porta di mirabilie etiche e concettuali, che dallo schermo del cellulare, del tablet o di una televisione sempre più smart ammiccano alle gente, cercando di sgomitare nel ricco repertorio delle impressioni e delle emozioni collettive.  

Paradossalmente, questa nostra società è contemporaneamente quella razionalistica dell’intelligenza artificiale e degli algoritmi e quella degli impressionismi più istintivi e delle allucinazioni collettive tipo l'”Effetto Mandela”( il falso ricordo).  Questa contraddizione deriva dalla complessità del vissuto odierno, da quello stato di permanente incertezza studiato da Bauman, Taleb, Kluge che collide con l’idea di un progresso che dovrebbe garantire pace, giustizia, salute, libertà, serenità nel quotidiano procedere della vita associativa.

Tante persone oggi si sentono sole e incomprese in  un mare di gente che pure ti prende sottobraccio e ti sorride; perché poi ti accorgi che spesso si tratta di gente di cartone portatrice di una affabilità codina. Così, vai in cerca di conforto, di certezze o di conferme, di identità, di appartenenze. E qualcuno le trova a buon mercato in una riunione periodica che ti chiede solo di “esserci” e di ascoltare bonarie allusioni alla speranza.

Perfino sul miracolo oggi si dibatte tra i dubbi. Sovversione della natura, come si intende comunemente nella fede cattolica (e non)? Scoperta di regole ignote della natura, come proporrebbe Tomaso d’Aquino? Solo illusione, come asserirebbe Russell? Imbroglio, come sospetterebbe Odifreddi? O, addirittura, in una prospettiva quantistica, la natura ambigua dei fenomeni come si rivelano a noi osservatori?

Di certo, Fatima fu altro, e altro fu Lourdes. I protagonisti allora sembravano veramente toccati dal messaggio sovrannaturale, che piombò loro addosso sconvolgendo imprevedibilmente la loro modestissima vita. Molto più discutibile è stato il caso di Medugorje, accaduto in altri tempi, con altri episodi e con altri protagonisti.

Oggi la chiesa sta cambiando; la religione non è più tanto un fai-da-te, come si diceva negli anni ’80 all’epoca dell’individualismo consapevole, quanto un fare-insieme; e anche lì talvolta occorre un rinforzo, che non è tanto una razionalizzazione della fede in chiave moderna, quanto un “affidarsi” in una società cangiante, incerta, equivoca che non offre corrimano sicuri nella nostra salita verso il sacro.

Di fronte a tanta ricchezza di opportunità, ma anche a tante contraddizioni, chi non è capace di camminare con le proprie gambe e chi non ha la fortuna di possedere una cultura vera – che non è né enciclopedia né aristocratico sapere, ma è all’un tempo capacità critica, resilienza, curiosità, flessibilità, equilibrio interiore e ragione – può cercare facili scorciatoie, la condivisione a buon mercato di semplicistici entusiasmi e di  analgesici ricoveri per l’anima.    

Non conosco i protagonisti e i dettagli di questa storia di visioni e di messaggi mariani; ne ho contezza solo dalla stampa, che per sua e nostra fortuna non è mai neutrale, altrimenti non concorrerebbe, come medium di massa, alla costruzione e alla negoziazione del senso e del significato degli eventi. Lo feci notare una volta a Walter Cronkite, quello del ” that’s the way it is”: la stampa finge di essere al di sopra delle parti, ma sceglie, seleziona, evoca, sottolinea, trascura; non so se possa fornire tutti quei “fatti” di cui spesso parla, ma molte cose le dice e a molte altre allude; così alla fine un quadro si compone, che di rado è in bianco e nero.

Come dicevo, mi pare che non ci sia alcunché di nuovo sotto il sole; non le esperienze, la veggenza, i messaggi, le perplessità della chiesa, che tuttavia talvolta fatica  a prendere una posizione precisa, forse male interpretando il detto evangelico “chi non è contro di noi, è per noi” (a proposito: un pastore, le pecore le dovrebbe guidare verso i pascoli migliori, non  limitarsi a custodirle: o no?)

Mi chiedo semmai, di fronte ai gravi e quotidiani problemi di questo mondo – povertà, esclusione, indifferenza, ingiustizia, odio, violenza, egoismo, conflitto, guerra – che esigerebbero un vero impegno sul campo e spesso qualche sacrificio, siano queste riunioni immaginifiche a rappresentare e a illuminare l’opera del cristiano nel mondo, che dovrebbe essere quella del buon samaritano attivo lungo l’impervia strada che conduce a Dio, piuttosto che quella del Fariseo fermo a recitare le proprie giaculatorie a riparo del tempio.

Francesco Mattioli


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