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Barelli: “Abbiamo rotto con Renzi perché non voleva il partito unico” – Casini: “Quelle di Calenda sono motivazioni pretestuose”

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Viterbo – È stata una giornata lunga e concitata, quella di ieri, per Azione e Italia Viva. Con il definitivo divorzio tra i due, la crisi all’interno del Terzo Polo è arrivata infatti alla sua scontata battuta finale: il partito unico non si farà. Ma questa è l’unica certezza dell’intera vicenda, perché le opinioni dell’una e dell’altra parte divergono su quali siano le reali motivazioni della crisi. E le annesse responsabilità. “Da parte di Renzi non c’era la volontà di far nascere il partito unico, evidentemente lui vuole seguire una direzione diversa da quella delineata insieme”, ha commentato il segretario provinciale di Azione – Viterbo Giacomo Barelli. “È un’accusa pretestuosa, Calenda soffre la presenza di Renzi”, è invece l’idea di Felice Casini, coordinatore provinciale a Viterbo di Italia Viva.


Giacomo Barelli e Felice Casini

Giacomo Barelli e Felice Casini


La scissione era nell’aria ormai da giorni, tanto che entrambi gli esponenti viterbesi concordano sul fatto che la crisi fosse iniziata in realtà da tempo. Per Barelli, alla base del divorzio tra i due partiti non ci sarebbero però questioni personali tra i leader ma semplicemente delle divergenze politiche. “Abbiamo capito di avere idee e strategie diverse – sostiene il segretario provinciale di Azione -. Renzi vuole proseguire su una direzione diversa rispetto al partito unico. I suoi progetti non sono come i nostri. Quella avvenuta ieri è una battuta d’arresto necessaria per far ripartire Azione: ora siamo infatti più liberi e possiamo tornare a fare politica senza più vincoli né a livello nazionale né locale”.

“Abbiamo provato a fare un percorso insieme, ma ci siamo resi conto che questo ci costava uno snaturamento rispetto alle origini – ha aggiunto Barelli -. D’altronde Azione non nasce né con Renzi né per Renzi. Siamo e rimaniamo due partiti distinti”. Ma che significa snaturamento? “Che il nostro modo di fare politica è diverso da quello più politichese di Renzi – ha spiegato -. Noi nasciamo con la volontà di fare politica in maniera nuova e per superare il bipolarismo italiano, e non invece per portare avanti una politica fatta di vecchie lobby e che punta alla ricerca di posti di potere: Italia Viva invece in qualche modo si porta dietro questo perché non nasce dal nulla come Azione, ma da una scissione. Con tutta la storia e le ferite che questa comporta”.

Non la pensa allo stesso modo il coordinatore provinciale di Italia Viva Felice Casini. Che infatti definisce “inspiegabile” quanto successo e ritiene invece che alla base della rottura possa esserci una spiegazione più personale che politica: “Secondo me Calenda soffre la presenza di Renzi, tanto che le motivazioni che ha usato per rompere con noi sono pretestuose: Azione voleva semplicemente andare avanti senza più Italia Viva”. E poi ha aggiunto: “Vediamo infatti come lo scontro non sia sui contenuti ma sia solamente mediatico, come se fossimo dei ragazzini che si contendono qualcosa”.

Secondo Casini, alcune richieste fatte da Calenda a Italia Viva servivano solo a cercare lo scontro: “Ci ha chiesto di non fare più la Leopolda, il ché è assurdo visto che lo stesso Matteo Richetti, che ora sta in Azione, viene proprio da lì. Da parte sua, invece, Renzi ha fatto tutto quello che era in suo potere. Ha fatto anche dei passi indietro, eppure il progetto del Terzo Polo è precipitato lo stesso. Con Azione c’era una collaborazione avviata, quindi tutto quello che è successo è davvero inspiegabile. Almeno per ora. Nei prossimi giorni capiremo meglio le reali motivazioni di questa rottura”.

E quindi cosa rimarrà di questo mai nato Terzo Polo? Poco e niente. Forse qualche saltuaria collaborazione su singole battaglie, se mai torneranno ad esserci convergenze: “Laddove saremo d’accordo con Azione faremo fronte comune, mentre saremo su fronti diversi in tutti quei casi in cui ci troveremo in disaccordo – ha sintetizzato Casini -. Per il resto noi continueremo a rafforzare la nostra squadra sul territorio in vista delle europee del prossimo anno”. Ancora più diretto Barelli: “Possiamo collaborare come no, non c’è nessun vincolo. Ora Azione pensa a riprendere il proprio cammino per realizzare il partito dei liberaldemocratici italiani senza Italia Viva”.


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