Barbarano Romano – Eroina killer a Barbarano Romano, assolta la coppia accusata di avere ceduto l’eroina mortale ai due cugini uccisi da overdose la notte tra il 27 e il 28 giugno 2014.
Vittime Adriano e Fausto Fortuna, il primo agente penitenziario di 42 anni e il secondo idraulico di 37 anni. L’accusa aveva chiesto che gli imputati venissero condannati a due anni di reclusione ciascuno.
Accusati di morte in seguito a cessione di sostanze stupefacenti un cuoco e una ristoratrice di Blera, di 45 e 38 anni, fidanzati all’epoca dei fatti, difesi dall’avvocato Emilio Lopoi. Ieri il giudice Ilaria Inghilleri li ha assolti con formula piena per non aver commesso il fatto e dalle restanti accuse di spaccio perché il fatto non sussiste.
Barbarano Romano la mattina della tragedia – Nei riquadri i cugini Fausto Fortuna e Adriano Fortuna
Parti civili – con gli avvocati Paolo Pirani, Michele Ranucci e Enrico Valentini – i familiari dei due cugini, i cui cadaveri vennero ritrovati la mattina di domenica 28 giugno dal padre di Adriano, in un appartamento del centro storico, dopo il mancato appuntamento al bar con il figlio, assieme al quale avrebbe dovuto trascorrere una giornata di festa partecipando a un pranzo organizzato fuoriporta da un gruppo di amici cacciatori.
Le indagini si sono concentrate sui filmati delle telecamere di videosorveglianza, che hanno inquadrato più volte il fuoristrada dei due giovani entrare e uscire dal paese, nonché su tabulati telefonici, celle e scambio di messaggi tra le vittime e gli imputati, incontrati la sera prima di morire in un agriturismo di Blera, in cui lui faceva il cuoco e la donna era figlia del titolare.
Nessun dubbio, per i carabinieri che hanno condotto le indagini, che ci fosse un accordo per la cessione dello stupefacente, presumibilmente acquistato a Roma, dove la coppia si sarebbe recata il sabato. Per la difesa, fin dall’inizio, il pusher delle vittime era da cercare altrove.
Secondo l’avvocato Emilio Lopoi, l’impianto accusatorio si sarebbe fondato su un enorme equivoco. “C’è stato un errore di persona, i miei assistiti non sono i pusher dei due cugini. Lo spacciatore è una terza persona, indicata a suo tempo da uno dei due giovani morti di overdose. Un uomo che, sottoposto a intercettazioni telefoniche e ambientali, si è tradito, parlando con una donna in macchina, sua madre. È lui che avrebbero dovuto cercare, non gli attuali imputati”.
Silvana Cortignani
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
