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Viterbo – (sil.co.) – Finisce fuoristrada e muore la madre che era senza cintura, figlio a processo per omicidio stradale. Dinamica ricostruita da un agente della polstrada.
Imputato un automobilista che, la mattina del 18 maggio 2016, mentre era alla guida della sua utilitaria Hyundai Atos, a bordo della quale c’era anche l’anziana madre, ha sbandato all’uscita di una curva, perdendo il controllo della vettura, finita sul guardrail e poi fuoristrada.
Il conducente, che viaggiava in direzione Vetralla-Tuscania, è uscito illeso dall’incidente, la macchina ha riportato danni tutto sommato modesti, mentre la madre dell’imputato, una 87enne di Tuscania, è morta sul colpo. L’anziana non indossava la cintura di sicurezza.
Una tragedia che ha sconvolto il figlio, trovato sotto shock dai soccorritori, come ha spiegato giovedì al giudice Ilaria Inghilleri uno degli operanti del comando provinciale della polizia stradale intervenuti sul posto nell’immediatezza.
Non era alla guida in stato di ebbrezza, non viaggiava oltre il limite di 90 chilometri orari previsti in quel tratto, era pieno giorno, non sono nemmeno esplosi gli airbag.
“Impossibile dire cosa abbia provocato la perdita di controllo del veicolo”, ha detto l’agente, rispondendo alle domande dell’accusa, del difensore Emilio Lopoi e dello stesso giudice.
Solo danni non ingentissimi alla vettura e pochi alla segnaletica stradale. Ma per la passeggera, che nell’urto, non indossando la cintura di sicurezza, avrebbe sbattuto violentemente la testa, non c’è stato niente da fare.
“Oltre a noi della stradale, sono intervenuti i sanitari del 118 con ambulanza ed eliambulanza, pronti a trasferire d’urgenza in ospedale la persona ferita. Ma la poveretta è deceduta sul colpo”, ha detto il testimone.
Il processo riprenderà a giugno.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

