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Viterbo – Mafia viterbese bis, di appello in appello, arriva anche quello del difensore dei fratelli Ismail e David Rebeshi.
Il boss di mafia viterbese, lo scorso 14 novembre, è stato assolto dall’accusa di essere il mandante di due distinte estorsioni con metodo mafioso ai danni di un ristoratore e di un commerciante di auto.
Il fratello minore David, quattro mesi fa, è stato invece condannato a 5 anni di reclusione per il reato di estorsione e assolto dall’aggravante del metodo mafioso.
Per la difesa, il cui ricorso riguarda ovviamente solo la condanna di David, non fu estorsione, ma esercizio arbitrario delle proprie ragioni aggravato dalle minacce. Sarebbe inoltre pronto a chiedere la riforma relativamente alla contestata aggravante delle più persone riunite.
Afeltra si batterà inoltre contro quella che ritiene essere una erronea applicazione dell’espulsione dal territorio nazionale, una volta scontata la pena.
Secondo il legale, David Rebeshi, la cui famiglia vive in Italia, sposato e con una figlia minore, una bambina di pochi anni, ha diritto di rimanere in Italia.
Pronti a dare battaglia davanti alla corte d’appello anche i pm Giovanni Musarò e Fabrizio Tucci della Dda di Roma, che a suo tempo chiesero che i fratelli Rebeshi venissero condannati a 12 anni e mezzo di carcere e che adesso nel ricorso chiedono che, in riforma della sentenza appellata, Ismail Rebeshi venga dichiarato responsabile di entrambi i reati a lui contestati, aggravati dal metodo mafioso e lo condanni alla pena ritenuta di giustizia e la sussistenza dell’aggravante del metodo mafioso per i reati contestati a David Rebeshi e, escluse le attenuanti generiche, voglia condannarlo alla pena ritenuta di giustizia.
Silvana Cortignani
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

