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Ha freddato il professore con due colpi di pistola, la difesa di Cesaris: “Carnefice, ma anche vittima”

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Dario Angeletti

La vittima, il professor Dario Angeletti


Tarquinia – “Carnefice, ma anche vittima”, secondo i difensori, l’assassino del professor Dario Angeletti. Lui, Claudio Cesaris, ieri ha chiesto scusa ai familiari della vittima, rilasciando spontanee dichiarazioni davanti alla corte d’assise capitolina del tribunale di piazzale Clodio. Ha riconosciuto il gesto, Claudio Cesaris, dicendo di non riconoscere se stesso. Deve rispondere di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e di stalking. L’accusa ha chiesto 23 anni di carcere.

“Voglio chiedere perdono, perché ho dato tanto dolore”, ha detto il tecnico in pensione dell’università di Pavia settantenne, spiegando che non era lui quando ha sparato i due colpi di pistola a bruciapelo dietro l’orecchio destro della vittima uccidendola sul colpo all’ora di pranzo del 7 dicembre 2021 nel parcheggio della riserva naturale sul litorale di Tarquinia. 

Lo scorso 17 novembre, l’accusa ha chiesto una condanna a 23 anni. Al termine dell’udienza di ieri, dedicata alla discussione dei difensori Michele Passione e Alessandro De Federicis, il processo è stato rinviato al 10 maggio per repliche e sentenza. 


Claudio Cesaris

L’omicida Claudio Cesaris


“Non giustifichiamo il fatto – ha detto l’avvocato De Federicis – difendiamo la persona, l’uomo e capiamo la rabbia delle parti civili per aver perso una persona cara, un nastro che purtroppo non si può riavvolgere. Cesaris era una persona che non aveva mai avuto problemi con la giustizia, può essere considerato carnefice ma anche vittima”.

“È passato più di un anno e non mi riconosco in quello che ho fatto, quella persona non era il Claudio che è adesso, tantomeno il Claudio che per 68 anni ha avuto una vita integerrima”, ha proseguito Cesaris, parlando di una “sofferenza immane” per avere tolto la vita a una persona. E ancora: “La cosa mi angoscia, mi toglie il respiro, mi dà un immane dolore perché non c’è una giustificazione e ho privato la famiglia di un loro caro. Questo sarà il pensiero che mi accompagnerà, e mi accompagna, per tutto il resto della mia vita”.

L’avvocato De Federicis si è concentrato in particolare sulla contestata aggravante della premeditazione e sulla quantificazione della pena, mentre il collega Passione sull’aggravante dei presunti futili motivi e la richeista di condanna per il reato di stalking.

“Quella persona non era il Claudio che è adesso, tantomeno il Claudio che per 68 anni ha avuto una vita integerrima – ha affermato – è una sofferenza immane, ho tolto la vita a una persona. La cosa mi angoscia, mi toglie il respiro, mi dà un immane dolore perché non c’è una giustificazione e ho privato la famiglia di un loro caro. Questo sarà il pensiero che mi accompagnerà, e mi accompagna, per tutto il resto della mia vita”.

Per lui la sentenza arriverà il prossimo 10 maggio. 

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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