Viterbo – “Se non riesci a dire che non si può non essere antifascisti, non vai da nessuna parte”. Giorgia Meloni al governo, le uscite del presidente del senato Ignazio La Russa, ma anche quelle del ministro Lollobrigida: Filippo Rossi (La buona destra) ha una sua idea e ne parla a Repubblica.
Filippo Rossi
A lui che è cresciuto negli stessi ambienti politici della presidente del consiglio, Emanuele Lauria chiede se sia così difficile archiviare per la parte politica al governo, il dibattito sull’antifascismo.
“Non dovrebbe essere difficile ma lo è – dice Rossi a Repubblica – eppure ci vorrebbe così poco, basterebbe tornare al ‘94, alle tesi di Fiuggi. Invece, sin dall’elezione di La Russa, dall’insediamento del governo Meloni, è il trionfo del già detto: la pacificazione, l’antifascismo in costituzione. Ma sono temi già affrontati e superati”.
Questa destra secondo Rossi ha un blocco psicologico : “Trova il filo conduttore solo nell’essere erede di quel mondo lì, dell’Msi, del neo o post fascismo.
L’ho conosciuto, il mondo della destra giovanile in cui si è formata Giorgia Meloni. Era nostalgica non del fascismo, ma degli anni ‘70 ed è rimasto quel senso d’appartenenza, di comunità. Oggi quel retaggio impedisce di andare avanti”.
Sul presidente del senato La Russa e la parola antifascismo non presente in costituzione, per Filippo Rossi c’è una sola spiegazione: “Il problema credo che sia psicologico. La Russa riafferma un’identità perduta.
D’altronde, la destra anti europeista oggi è costretta a fare l’europeista. E i suoi rappresentanti si chiedono: senza il blocco navale chi siamo?”.
