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Latitante arrestato al rientro dall’Albania, la difesa: “Non era scappato e non è stato catturato”

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Polizia - foto d'archivio

Polizia – foto d’archivio

Emanuele Gorini

Emanuele Gorini

L'avvocato Franco Taurchini

L’avvocato Franco Taurchini

Viterbo – (sil.co.) – “Non è vero che sia scappato in Albania e non è vero che sia stato catturato. Si è costituito, avvisando la polizia di frontiera del suo rientro in Italia”. A dirlo è l’avvocato Franco Taurchini, difensore di Emanuele Gorini, il latitante quarantenne viterbese arrestato nel tardo pomeriggio di lunedì 24 aprile non appena sbarcato all’aeroporto di Bologna da un volo proveniente da Tirana.

Vecchia conoscenza delle forze dell’ordine, Gorini è detenuto da quattro giorni nel carcere della Dozza, nel capoluogo emiliano. 

Deve scontare complessivamente 8 anni di reclusione, per reati commessi tra il 2008 e il 2017, tra cui condanne per spaccio e la condanna definitiva a 5 anni e 4 mesi di carcere per il tentato omicidio del Pilastro, risalente al 23 marzo 2013, per il quale la cassazione ha confermato la sentenza di secondo grado lo scorso 29 novembre.

Da allora, secondo l’accusa, il quarantenne, che era ristretto ai domiciliari dalla scorsa estate per droga, si sarebbe reso irreperibile, motivo per cui è stato denunciato per evasione ed è stato disposto l’aggravamento della misura cautelare con la custodia in carcere.

L’ultimo arresto risale a agosto 2022, per la detenzione di circa mezzo chilo di cocaina. 


Spaccio e tentato omicidio, latitante viterbese preso all’aeroporto di Bologna 


“Il mio assistito – spiega l’avvocato Taurchini – si è allontanato dai domiciliari per sottoporsi a delle terapie presso una clinica albanese specializzata nella cura della depressione. E’ stato lui stesso ad avvisare la polizia di frontiera del suo imminente rientro in Italia, fornendo il numero di volo e quant’altro in modo da potersi costituire non appena atterrato per qualunque esecuzione di pena nei suoi confronti”.

“Atterrerò alle 18,40 all’aeroporto di Bologna – si legge nella mail inviata da quarantenne alle autorità preposte prima della partenza per l’Italia – laddove mi trovassi nell’impossibilità, con il cellulare in mio possesso, di mettermi in contatto col numero unico di emergenza (112), mi presenterò al posto di polizia aerea ovvero mi costituirò direttamente presso l’istituto carcerario circondariale ‘Dozza’ di Bologna”.

Una volta sbarcato, l’ormai ex latitante ha trovato ad attenderlo i poliziotti della sezione antidroga della squadra mobile della questura di Viterbo che, ultimati gli adempimenti di rito, lo hanno accompagnato alla casa circondariale di Bologna.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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