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Marito di coppia sotto protezione accusato di maltrattamenti, slitta testimonianza figlio pentito di mafia

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Carabinieri e polizia al pronto soccorso di Belcolle (Immagine di repertorio)

Carabinieri e polizia al pronto soccorso di Belcolle (Immagine di repertorio)

Viterbo – (sil.co.) -Marito di coppia sotto protezione a Viterbo denunciato per maltrattamenti in famiglia dalla moglie, rinviata la testimonianza del figlio.

Il figlio è un collaboratore di giustizia, pentito di mafia, che secondo il difensore Virgilio Menichelli dovrebbe chiarire i presunti problemi di salute che avrebbero spinto la donna a denunciare il marito, accusandolo di averla spinta già dal marciapiedi di via della Cava, la mattina del 6 ottobre 2021, e di averla abbandonata per strada.

Soccorsa dai commercianti della via, la donna è stata poi portata al pronto soccorso dell’ospedale di Belcolle in ambulanza dal 118. Il marito, che ha precedenti con la giustizia, è stato arrestato dopo qualche mese ed è tuttora detenuto, dal 2022. Ieri era regolarmente in aula, scortato dalla penitenziaria, mentre tramite la questura il figlio, che avrebbe gravi problemi di salute e vive sotto copertura in una città del settentrione, ha fatto sapere di non potere essere presente per un ricovero in ospedale.

Il giudice Ilaria Inghilleri, alla luce della delicatezza della situazione, ha disposto un rinvio per ascoltare il figlio dell’imputato e della parte offesa, aprendo a un eventuale collegamento in videoconferenza, qualora il delicato testimone avesse difficoltà a raggiungere Viterbo. 

“Io e mio marito stavamo litigando, quando lui mi ha scaraventata per terra con una spinta, poi è andato via e mi ha lasciata sola”, avrebbe detto ai soccorritori la parte offesa. In tribunale la presunta vittima si è presentata coi lobi delle orecchie tagliati, alla prima udienza del processo, spiegando che era stato il marito a ridurla così, strappandole con violenza un paio di orecchini che aveva addosso. L’uomo ha negato, sostenendo che erano state le cognate, quando ancora vivevano in Sicilia e lui era detenuto.

“Il giorno che è caduta per strada, ha fatto tutto da sola, perché pioveva a il marciapiedi era scivoloso. Non sono andato via, mi sono solo allontanato per andare in farmacia”, ha raccontato l’imputato, a proposito dell’episodio del 6 ottobre di due anni fa, negando tutto il resto. 

“Mai botte, solo parole dette con la bocca”, ha insistito. A proposito di “parole dette con la bocca”, secondo l’accusa l’avrebbe umiliata dicendole “fai schifo, sei grassa, sei senza denti, mi fai vomitare”.

Negando di averla mai picchiata, si è difeso dicendo che moglie non sarebbe del tutto in sé a causa di un incidente, non meglio specificato, in seguito al quale avrebbe ricevuto una gran botta in testa. Motivo per cui, prima della discussione, il giudice ha disposto di sentire il figlio della coppia.


Articoli: “Mi ha scaraventata per terra e è andato via”, moglie contro il marito pentito di mafia – Scaraventa la moglie per strada, pentito di mafia alla sbarra per maltrattamenti


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
 


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