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Maxinchiesta rifiuti, veloce come il vento verso la prescrizione il filone “discarica”

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Francesco Zadotti

Francesco Zadotti

Viterbo - Operazione "Vento di maestrale" - Il blitz di carabinieri e polstrada a Casale Bussi

Viterbo – Operazione “Vento di maestrale” – Il blitz di carabinieri e polstrada a Casale Bussi

Viterbo - Operazione "Vento di maestrale" - Il blitz di carabinieri e polstrada a Casale Bussi

Viterbo – Operazione “Vento di maestrale” – Il blitz di carabinieri e polstrada a Casale Bussi

Viterbo - Operazione "Vento di maestrale" - Il blitz di carabinieri e polstrada a Casale Bussi

Viterbo – Operazione “Vento di maestrale” – Il blitz di carabinieri e polstrada a Casale Bussi

Viterbo – “Vento di maestrale”, veloce come il vento verso la prescrizione il processo scaturito dal filone “discarica”, uno dei due della maxinchiesta sui rifiuti che ha riguardato la raccolta da parte di Viterbo Ambiente e il caro prezzi per il conferimento a Casale Bussi non giustificato dai servizi resi.

Per il filone “Casale Bussi” sono tuttora imputati (ancora per poco) davanti al collegio del tribunale di Viterbo l’ex patron della Ternana Francesco Zadotti più altri sei: Daniele Narcisi, Massimo Rizzo, Paolo Stella, Gaetano Aita di Ria&Partners ed Ecologia Viterbo srl.

Si è invece chiuso il 4 maggio dell’anno scorso con l’assoluzione nel merito con formula piena il processo legato al filone “emergenza rifiuti”in cui erano imputati il dirigente comunale Ernesto Dello Vicario, il direttore tecnico della società Viterbo Ambiente Francesco Bonfiglio e il consigliere Maurizio Tonnetti. 

Durante l’udienza di martedì è emerso come la gran parte dei reati contestati siano già estinti per prescrizione e come lo stesso accadrà di qui a breve per i pochi capi d’imputazione rimasti ancora in piedi. Motivo per cui la prossima udienza è stata fissata solo per mettere nero su bianco il “colpo di spugna” che chiuderà il processo e per sentire se le difese vorranno discutere per ottenere l’assoluzione nel merito dei propri assistititi.

L’operazione “Vento di maestrale”, una delle più imponenti degli ultimi anni, era sfociata in nove arresti all’alba del 3 giugno 2015, con un numero record di 78 parti civili in aula, tra cui il Comune di Viterbo e la Regione Lazio. 

Agli imputati sono stati contestati, a vario titolo, reati che vanno dall’associazione per delinquere alla truffa e frode nella gestione dei rifiuti urbani nonché gestione abusiva di ingenti quantitativi di rifiuti e operazioni non autorizzate.


La vicenda “Casale Bussi”

Era il 16 dicembre 2020 quando della vicenda Casale Bussi si è parlato in aula, testimone per la procura il capitano Valentino Gasparri, comandante della polizia provinciale: smaltimento rifiuti a caro prezzo per i cittadini nonostante tutta la monnezza finisse in discarica senza produrre Cdr” secondo  l’accusa, mentre le tariffe le decideva la Regione Lazio secondo la difesa.

Il Cdr, invece, ovvero il famigerato combustibile da rifiuti che i viterbesi (e non solo) si sarebbero trovati in bolletta senza che venisse mai prodotto, tra il 2005 e il 2013, in realtà sarebbe stato conteggiato solo a partire dal mese di ottobre di dieci anni fa.

Solo allora sarebbe iniziata la produzione di Cdr e la Regione avrebbe aumentato le tariffe. Secondo il comandante della polizia provinciale Valentino Gasparri il “balzello” era compreso nel prezzo pure prima.


Tutta colpa dell’emergenza rifiuti a Roma

Un ginepraio. Tutta colpa dell’emergenza rifiuti a Roma del 2012-2013 che, dopo la chiusura della discarica di Malagrotta, avrebbe costretto l’impianto gestito sulla Teverina da Ecologia Viterbo a farsi carico di un surplus di tonnellate di monnezza al giorno, in soccorso obbligato a Roma Capitale per decreto commissariale.

“Dal 2005 al 2013 non è stato prodotto alcun Cdr, contro il 25% previsto. Le indagini sono scattate in seguito all’emergenza rifiuti di Roma, con 600 tonnellate al giorno di conferimenti non previsti che hanno generato degli esuberi”, ha spiegato due anni fa in tribunale il comandante.


Tutto in discarica senza produrre Cdr

“Allora sono stati effettuati dei sopralluoghi e abbiamo scoperto che finiva tutto in discarica, nonostante venisse indicato anche il Cdr nelle tariffe praticate ai comuni. Il comune di Viterbo, ad esempio, pagava 20 euro a tonnellata per il Cdr (ndr, che pesavano in bolletta sulle tasche dei cittadini)”, ha spiegato Gasparri, la cui “notizia di reato”, che ha fatto scattare le indagini della procura, risale al 3 gennaio 2013.

Le tariffe, secondo le difese, sarebbero però stabilite dalla Regione Lazio. E proprio sul ruolo della Regione nella vicenda avrebbe espresso perplessità lo stesso Gasparri, che nella sua nota avrebbe messo nero su bianco come la Regione, nonostante fosse stata informata delle difficoltà nella produzione di Cdr, non sarebbe intervenuta, “stabilendo un aumento tariffario con la determina del 22 ottobre 2013”.

Sarebbe la prima determina in cui si fa espresso riferimento al combustibile da rifiuti come dimostrerebbero le fatture precedenti a ottobre di sette anni fa esibite sempre dai difensori degli imputati. Secondo il capitano della polizia provinciale la tariffa era già comprensiva della produzione di Cdr anche prima di tale data.

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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